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Prato

Denunciarono un cinese, indagati per calunnia

Denunciarono un cinese, indagati per calunnia

L’imprenditore fu accusato di occupazione abusiva del loro magazzino Chiesto il rinvio a giudizio di padre e figlio pratesi proprietari del capannone

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PRATO. Un imprenditore cinese, mai visto prima, aveva occupato un loro immobile sfitto senza che ne fossero al corrente. Se ne erano accorti, per caso, andando a controllare il loro magazzino. Così avevano raccontato nella denuncia per occupazione abusiva inoltrata nei confronti del cinese. Una denuncia che non è passata inosservata, forse perché quell'immobile si trova in via Toscana proprio davanti a quello in cui morirono per un terribile incendio i sette lavoratori cinesi. Di più. L'immobile in questione è proprio quello in cui Wu Lifu, primo testimone del rogo, andò a dormire. Lì infatti c'era la sua fidanzata che raggiunse, salvandosi, alle 2 di notte di quel primo dicembre del 2013. Da lì a poco la fabbrica dove aveva lavorato fino a poche ore prima sarebbe stata distrutta da un incendio. Ora per un pensionato pratese e per il figlio è stato chiesto il rinvio a giudizio con l'accusa di calunnia nei confronti del cinese. La procura non avrebbe creduto alla versione dei fatti fornita nella denuncia tanto da chiedere che questa insolita vicenda vada a processo.In base a quanto emerso dall'indagine, coordinata dai pubblici ministeri Laura Canovai e Lorenzo Gestri, l'imprenditore cinese in realtà sarebbe stato una "vecchia conoscenza" almeno del padre. Il cinese sarebbe stato presente quando fu firmato il contratto di affitto di quel capannone a un secondo cinese, considerato nell'inchiesta il prestanome dell'attività di fatto portata avanti dall'imprenditore cinese a cui non era stato rinnovato il contratto a suo nome. Secondo l'accusa il cinese (che non avrebbe presentato denuncia) non avrebbe assolutamente occupato abusivamente il capannone ma lì avrebbe svolto la sua attività da mesi con il beneplacito della proprietà che, dopo il rogo, avrebbe voluto in realtà rivedere gli accordi. In base all'inchiesta i rappresentanti della proprietà (l'immobile è della moglie ma di fatto sarebbe gestito dai familiari) preoccupati per quanto accaduto nel vicino immobile avrebbero voluto sistemare le cose. Non riuscendo ad arrivare a un accordo sarebbe nata l'idea della denuncia e della risoluzione del contratto di affitto datata 30 novembre, un giorno prima del rogo. Tra le contestazioni dell'inchiesta anche il fatto di aver anticipato la data nell'ottica di far passare il capannnone come sfitto da un po' di mesi. E quindi occupato abusivamente.

Ilenia Reali

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