Lo smog si combatte a colpi di Paes e Pums No allo stop delle auto
L’assessore Alessi: «Preferiamo le soluzioni strutturali» Un’ordinanza limiterà le vetture Euro 3 e il riscaldamento
PRATO. Se a Roma e Milano si fermano le auto, a Prato l’inquinamento atmosferico da polveri sottili si combatte a colpi di Pac, Paes e Pums. Sembra un cartone animato, ma in realtà sono gli acronimi del Comune per Piano di azione comunale, Piano di azione per l’energia sostenibile e Piano urbano della mobilità sostenibile. Una sfilza di piani da far invidia a un condominio e una promessa: ridurre le emissioni di C02 (il biossido di carbonio) del 20% entro il 2020, in stile accordo di Kyoto o vertice di Parigi.
Intanto però chi vive a Prato è alle prese con le polveri Pm10 ora, dicembre 2015, e forse vorrebbe una soluzione prima del 2020. Ma il Comune, per bocca del sindaco Biffoni, intervistato da Repubblica, e dell’assessore all’Ambiente Filippo Alessi, preferisce decisamente le soluzioni strutturali a quelle contigenti (leggi blocco del traffico), che secondo i nostri amministratori sono solo un tampone e, aggiungiamo noi, hanno un difetto agli occhi degli amministratori locali, cioè comportano un prevedibile costo in termini di proteste di chi non vuole rinunciare all’auto in una città che ne è decisamente innamorata (Legambiente calcola che il numero di vetture immatricolate sia superiore al numero di residenti, inclusi poppanti e paralitici).
E allora conviene stare ai numeri, che non sono incoraggianti. In base ai rilevamenti delle due centraline dell’Arpat (l’Agenzia regionale per l’ambiente), quest’anno si sono già registrati 38 sforamenti rispetto al limite di 50 microgrammi per metro cubo nella centralina di via Roma e 32 in quella di via Ferrucci, che però è spesso guasta (gli ultimi quattro giorni dal 24 al 27 dicembre, per esempio). In via Roma si è toccato un picco di 106 milligrammi il 30 novembre e in via Ferrucci di 113 il 18 dicembre. Ancora più preoccupante la concentrazione degli sforamenti: negli ultimi 30 giorni sono 21 in via Ferrucci e 23 in via Roma.
Come molti sanno, da sempre la soluzione a Prato è il vento. «Ma diventa un problema quando non tira, come in questi giorni - ammette l’assessore Alessi - La Regione ci chiede interventi strutturali e su questi noi stiamo lavorando. Prato è l’unico Comune che ha predisposto la pianificazione sul Paes (quel piano di cui si diceva, che prevede la riduzione delle emissioni entro il 2020, ndr). E stiamo lavorando anche sul Pums. Siamo convinti che il problema non si risolve con le targhe alterne, quella è roba che serve per cautelarsi di fronte alla legge. Molto meglio agire sul ricambio delle caldaie, come sta facendo Estra, sul rinnovo del parco bus o sulla riduzione dei consumi di energia negli edifici pubblici, come stiamo facendo noi. Ma la rivoluzione più grande la possono fare solo i cittadini, usando meno la macchina e limitando i gradi del riscaldamento domestico».
Per questo oggi il sindaco Biffoni firmerà un’ordinanza che prevede il divieto di circolazione delle vetture fino a Euro 3 benzina e diesel nella Ztc (un po’ oltre l’area delle mura) e raccomanda di abbassare a 18 gradi il riscaldamento nei luoghi di lavoro e a 19 nelle abitazioni private. In Comune sanno benissimo che nessuno andrà a controllare, si tratta fondamentalmente di un invito lasciato al buon cuore e al senso civico dei cittadini.
Perché come detto la soluzione più sicura resta quel bel vento di tramontana che prima o poi spazzerà vita polveri, polemiche e paure. Almeno fino alla prossima alta pressione.
Paolo Nencioni
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
