Il presidio
"Gelli mi mostrò le carte di un golpe progettato dal Pci"
Giorgio Silli, responsabile nazionale immigrazione di Forza Italia, consigliere comunale a Prato, ha conosciuto il venerabile grazie "a una storia sentimentale con una delle sue nipoti"
PRATO. "L'avevo conosciuto ultranovantenne, perchè ebbi una storia con una delle sue nipoti, quindi l'ho frequentato pur non essendo mai appartenuto al suo mondo. Nacque una bella amicizia. Chiaramente per un appassionato alla storia della prima Repubblica e alla storia d'Italia sentendolo parlare si rimaneva a bocca aperta. Era una persona che sicuramente ci sapeva molto fare con le pubbliche relazioni, che ci teneva ai suoi rapporti personali".
A spiegarlo all'agenzia "Dire" è il responsabile nazionale Immigrazione di Forza Italia, Giorgio Silli che così ricorda l'ex venerabile della loggia P2, Licio Gelli. "Mi spiace molto per la sua morte, lo ricordo con un sorriso- prosegue Silli - perche' era una persona molto, molto piacevole. Era il tipico personaggio su cui il Paese si spacca in due. C'è chi a priori lo ama e chi lo odia. Sicuramente posso dire che era una persona piacevole".
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L'amicizia Silli-Gelli sbocciò nonostante le differenze tra i due. Da una parte Gelli, massone, dall'altra il "cattolico conservatore" Silli il quale ora confida alcuni retroscena privati ed altri più politici. "Quando si andava su terreni un po' accidentati diceva di non ricordare - ricorda Silli - Poi, indubbiamente, qualche imbeccata qualche informazione per appassionarci sicuramente la dava. Ogni tanto parlava del suo fantomatico archivio. Ho visto con i miei occhi - ammette Silli - dei documenti che risalivano alla fine degli anni '40, inizi anni '50 sull'esistenza di un colpo di Stato progettato dal Pci nei minimi particolari, che indicava ad esempio a quale chilometro di strada si sarebbero trovate le armi sotterrate, quale casa del Popolo doveva fare che cosa, quali uomini di Stato erano d'accordo. Questi documenti, pertanto, dimostrano che nel dopoguerra si rischiò di cadere nella dittatura di un altro colore. Purtroppo erano troppo vecchi per essere usati politicamente".
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Sul Gelli privato, l'esponente azzurro chiarisce che "era una persona che andava a messa. Se si pensa a lui come ad un anticlericale si sbaglia". Inoltre, nella sua vita personale, prosegue Silli, "aveva delle grandi passioni, scriveva anche le poesie. Aveva poi una grande passione per gli uccelli, tanto che io gli regalai un falco, da lui personalmente addestrato che gli ha fatto compagnia negli ultimi anni e due piccioni di una razza rarissima".
L'ULTIMO RIVOLO DEL TESORO DI GELLI FU TROVATO A PRATO
L'esponente di Forza Italia, che è anche consigliere comunale a Prato, snocciola inoltre un aneddoto condiviso da Gelli sui suoi anni di gioventù': "Aveva un ottimo rapporto con Falck, il patron delle acciaierie e nel dopoguerra lui cominciò a procacciargli il ferro. E Falck si rivolgeva a lui chiamandolo ingegnere - chiosa - malgrado fosse stato espulso dalle scuole per indisciplina. Era convinto che fosse un ingegnere, di li' coi primi soldi aprì una cartoleria, la sua prima attivita. Si capisce bene, dunque, la sua capacità di creare relazioni e di come sia giusto dire che sia stato davvero un uomo che si è fatto da solo".
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