Il Tirreno

Prato

Armati di mitra rapinano la gioielleria della Cittadella

di Ilenia Reali
Armati di mitra rapinano la gioielleria della Cittadella

I banditi hanno costretto i clienti a gettarsi a terra Minacciata la commessa poi ricoverata sotto choc

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Erano da poco passate le 18 di ieri nel centro commerciale La Cittadella di via Roubaix. Le luci di Natale sono accese, ci sono già gli addobbi e tanti clienti com'è normale che sia la quarta domenica di novembre, quando l'atmosfera natalizia è già alle porte.

«Tutti a terra o vi ammazzo». E' l'urlo rabbioso, ripetuto, urlato. Un uomo alto più o meno un metro e settanta, occhi scuri, volto coperto dal passamontagna imbraccia un mitra e lo punta verso i clienti. Spalle alla porta dell'ingresso laterale e sguardo di sfida. L'accento è lievemente straniero, forse dell'est Europa: racconteranno i testimoni alla polizia.

Un complice, anche lui vestito di scuro e anche lui col volto coperto, si avvicina all'area della gioielleria Giorgini (a lato dell’ ingresso laterale) ed ha un coltello in mano. Lo punta al collo della giovane commessa che ha appena salutato due clienti. La cassaforte quindi è accostata.

I clienti sono tutti sdraiati alla meglio. C’è chi cerca di nascondersi dietro le pile di camice e le colonne degli addobbi. Nessuno alza lo sguardo e pochi alla fine avranno visto qualcosa in più della scena iniziale, quella dell'uomo col mitra in mano e di cui continuano a sentire l'avvertimento: «Chi si alza è morto».

Intanto il secondo rapinatore sta svuotando la cassaforte da tutto quello che c'è all'ingresso. E minaccia la commessa, Fatima. Lei è terrorizzata e sotto choc sarà accompagnata all'ospedale.

La rapina dura qualche minuto. Non pochissimi in realtà. «Non sembrava avessero particolarmente fretta», racconterà una delle commesse del centro commerciale insinuando che forse qualcuno le ha osservate e ha scelto esattamente quando mettere a segno il colpo. La cassaforte non chiusa non può essere un fatto casuale. «Stavo lavorando, avevo appena mostrato dei gioielli ai clienti», è il racconto della commessa, Fatima, origini marocchine ma da tempo in Italia, ad Agliana. Quelli di cui parla Fatima sono gli stessi clienti che i due rapinatori entrando hanno spinto fuori dalla porta. Lei è incinta di un mese e trema come una foglia. Hanno assistito a tutto dall'esterno, dalla vetrina.

«Ho visto che il rapinatore puntava il coltello al collo della ragazza», racconta la ragazza, origini orientali e italiano fluente. Il marito le cinge le spalle. Loro, rimasti pressoché immobili fuori dalla porta scorrevole, hanno visto che c'era un terzo rapinatore. Era fuori, a bordo di un'Audi su cui sono saliti anche gli altri dandosi alla fuga.

Paola Picchi invece era a trovare la figlia che lavora nel centro commerciale. «Eravamo a parlare quando è entrato col mitra. Ci ha urlato. Quando mi sono sdraiata ho pensato che non mi sarei rialzata viva. Ero vicinissima a lui».

Non riesce a tenere ferme le mani proprio come Lucia Cecconi. «Ho visto solo quello con il mitra. Ho sentito che gridava e istintivamente mi sono sporta per vedere meglio. Un attimo, ho incrociato il suo sguardo e mi sono sdraiata. Non ho avuto più il coraggio di alzare la testa. Sentivo attraverso il mobile che divide gli spazi il complice che minacciava la commessa della gioielleria».

Tutto intorno non si muoveva niente. Anche le commesse che si trovano sul lato opposto (i negozi si affacciano tutti nella stessa grande stanza, sono uno accanto all'altro non separati da muri) non si sono mosse.

Qualcuna ha provato a prendere il cellulare per lanciare l'allarme ma nessuna è riuscita a farlo. «Non lo trovavo eppure l'avevo a pochi centimetri dalla mano», racconterà una di loro mentre accarezza la piccola Fatima tra le lacrime. Terrorizzata.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Muore nello schianto contro la vettura dell’ex compagno: ipotesi omicidio volontario

di Redazione web