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«Nascondono la droga nelle fioriere del bar»
Allarme per la zona di via Giotto dove spacciatori e tossicodipendenti cercano riparo negli atri dei condomini. Si chiedono più controlli alle forze dell’ordine
PRATO. Si allarga la “via del buco” e dal Serraglio arriva in via Giotto davanti al bar Capecchi. Ogni mattina, il proprietario Ugo La Torre trova decine di siringhe sparse davanti all'ingresso del suo locale mentre alle 16 è costretto ad abbassare la saracinesca perchè la zona viene invasa da tossici in cerca di un posto riparato dove potersi iniettare, senza problemi, la dose appena acquistata.
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«Ho comprato questo bar dieci anni fa e mi sono trasferito dalla periferia verso il centro credendo di fare l'affare della mia vita – spiega La Torre – in realtà qui il degrado è ancora peggiore. C'è sempre stato, ma ora è intollerabile. Abbiamo paura: nelle fioriere viene nascosta la droga, quando il cliente la cerca, ovviamente non va per il sottile, così le frantuma. L'ultimo episodio è successo venerdì notte. A questo si aggiunge che sotto l'effetto degli stupefacenti spaccano tutto quello che trovano. In dieci anni ho subito cinque furti e non so quanti tentativi andati a male».
Nel bar, oltre al titolare, lavora anche la moglie, la figlia, la cognata e un dipendente. «Non voglio andarmene da qui - spiega La Torre – non ci arrendiamo. A colazione e sull' ora di pranzo abbiamo ormai una buona clientela che non si accorge di nulla. Il lavoro di pulizia lo facciamo noi. Da me dipendono quattro persone che altrimenti non troverebbero una nuova occupazione».
Come avviene nel triangolo della droga, così anche in via Giotto oltre allo spaccio, dilagano i furti di biciclette. «Chi si viene a drogare qui fra le macchine – continua il titolare – non ha soldi così ruba per avere i quattrini per acquistare la dose. Lo schema è sempre lo stesso: arriva un personaggio sospetto, adocchia una bicicletta, chiama il compare che arriva con il tronchese. Poi, in un momento in cui non c'è nessuno, tagliano il lucchetto e spariscono».
Il bar si trova all' interno di una corte di un condominio, stretto fra il palazzo delle poste e un altro palazzone, entrambi hanno protetto la loro proprietà. «Le Poste hanno montato un cancello che impedisce l'ingresso – spiega il barista – mentre gli altri hanno messo una sbarra azionata da telecomando. Quindi la nostra proprietà resta l'unica con l'accesso libero. Anche i proprietari degli appartamenti sopra il mio bar vorrebbero installare una sbarra, ma questo renderebbe molto difficile l' accesso dei clienti». La zona di via Giotto, negli anni è stata anche scelta come dormitorio da qualche senza fissa dimora. «Quando arrivo la mattina alle cinque – continua La Torre – c'è un signore che dorme vicino al mio bar, mi vede e va via. Non ho mai avuto problemi. E' la delinquenza che ci fa paura, ma anche la mancanza di controlli da parte delle forze dell' ordine: da qui non passano mai. E se per caso transitano e arrestano qualcuno, dopo due giorni lo rilasciano» .
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