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Rossi raccoglie l’invito di Bergoglio: maggiori ispezioni
Regione Toscana e Procure rilanciano l’accordo Nelle aziende cinesi verifiche anche sull’evasione fiscale
FIRENZE. Dignità per le persone nei luoghi di lavoro. La corruzione come un cancro. Bruciano ancora forte sulla pelle dei cittadini pratesi le parole pronunciate da Papa Francesco. E diventano come pietre per la città laniera dove rimane indelebile il ricordo di quell'orribile 1° dicembre 2013 quando un incendio uccise sette operai cinesi, cinque uomini e due donne, nell'azienda Teresa moda dove lavoravano, mangiavano e dormivano in una totale condizione di illegalità.
Ora sono passati appena due giorni, il papa argentino è volato via in elicottero, ma il presidente della Regione Enrico Rossi non vuole dimenticarlo. La firma del protocollo d'intesa assieme alle Procure di Prato, Pistoia, Firenze e a quella generale della Repubblica, allunga per un altro anno il progetto “Lavoro sicuro” di contrasto all'illegalità nelle aziende cinesi.
«Quello che noi facciamo è poca cosa – dice Rossi -, ma la visita di Papa Francesco ha mandato un messaggio preciso che noi vogliamo raccogliere. Il che significa: non solo controllare le condizioni di lavoro e di vita, separando il lavoro dagli ambienti di vita, garantendo sicurezza nei luoghi di lavoro e chiudendo i dormitori abusivi. Ma anche tenere sotto controllo in modo molto più massiccio di quanto avvenuto finora altri reati importanti che hanno a che vedere con lo sfruttamento della persona, con orari di lavoro senza regole e con situazioni che fuoriescono da livelli accettabili, anche in termini di remunerazione».
Che riesca a realizzarlo è un altro paio di maniche, ma Rossi rilancia e mette a disposizione delle Procure un esperto amministrativo per i reati di evasione fiscale e attività speculative illecite.
Cos’ha fatto la Regione. Dopo quattordici mesi il progetto 'Lavoro Sicuro' presenta il conto. Una prima analisi racconta che i cinesi non capiscono subito che mettersi in regola sia conveniente. Alla prima visita degli ispettori otto aziende su dieci – due su tre nella piana - latitano sul profilo della sicurezza sul lavoro. E allora pagano e parecchio: 3 milioni e 800 mila euro riscossi fino a giugno, che potrebbero diventare sei milioni a dicembre, contro una media che in passato viaggiava attorno a 700 mila euro a semestre per le Asl interessate, ovvero appena un terzo.
E i soldi riscossi servono per gli stipendi dei 70 ragazzi assunti per fare le ispezioni. E' anche vero, però, che dopo aver pagato la multa l'84,4 per cento delle imprese cinesi del pratese ottempera alle prescrizioni. Il dato riguarda i primi otto mesi, fino ad aprile, su 2270 aziende verificate. Dunque quelle imprese non chiudono e spariscono nel nulla come accadeva un tempo, per poi rinascere con un altro nome e in un altro capannone. Pagano e si mettono in regola. Complessivamente – nelle province di Prato, Pistoia e Firenze - sono state 3.986 le imprese controllate. Poco meno di quattromila imprese su 7.700 censite in tutta l'area vasta metropolitana, una su due a Prato, sono più della metà della torta.
Focus su Prato. Manco a dirlo i problemi maggiori si riscontrano sulla città laniera. Su 2031 imprese verificate, le aziende in regola sono state meno di due su dieci (363, il 18,6%) e 49 quelle che alla visita risultavano già chiuse da tempo.
I dormitori individuati in quattordici mesi sono stati 340 e 111 le cucine abusive, 70 i casi di bombole del gas dove non dovevano esserci, 728 gli impianti elettrici non a posto e 768 i macchinari non in regola e del tutto sicuri. I sequestri e chiusure sono stati 181, le informative di reato 1597.
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