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cronaca

La lettera a Papa Francesco: "Un patto per il buon lavoro"

Papa Francesco

Le categorie economiche e sociali di Prato hanno scritto un messaggio al Pontefice in occasione della visita del 10 novembre


30 ottobre 2015 di Azelio Biagioni


PRATO. Una lettera aperta a Papa Francesco. E’ quella scritta dalle categorie sociali ed economiche della città in occasione della visita del Pontefice a Prato il 10 novembre. La lettera è sottoscritta dalla Camera di commercio, Unione industriale pratese, Confartigianato, Cna, Confesercenti, Confcommercio, Confcooperative, Lega delle cooperative, Cgil, Cisl e Uil. L’invito a scrivere il testo è partito dall’ufficio di pastorale sociale e del lavoro della diocesi e subito è stato accolto da sindacati e associazioni che hanno voluto mettere nero su bianco quello che dicono essere “il vero volto di una città che ancora oggi fa del lavoro il suo carattere distintivo”.

Un messaggio, quello rivolto al Papa, dove si annuncia un patto di convivenza e prossimità tra le categorie sociali ed economiche affinché si continui ad affermare il buon lavoro a Prato. La presentazione della lettera è stata fatta alla Camera di commercio alla presenza degli undici firmatari. Il testo è già nelle mani del Santo Padre da alcuni giorni, adesso gli verrà inviato ufficialmente con le firme dei rappresentanti delle varie categorie. Dopo i saluti di Luca Giusti, presidente della Camera di commercio, è stato il vicario generale della diocesi, monsignor Nedo Mannucci, a soffermarsi sull’importanza di quanto scritto. E rimarca come in questi mesi sia stato fatto un grosso lavoro per preparare al meglio l’accoglienza del Pontefice.

 

 

“Quello di Francesco a Prato – precisa il monsignore – sarà un incontro con la città e col mondo del lavoro. La definisco un’udienza a cielo aperto. Quella mattina piazza Duomo sarà un po’ come piazza San Pietro in Vaticano. Ed il cuore del gesto del Pontefice che viene a farci visita vede proprio il mondo del lavoro. La lettera è veramente bella – termina il vicario – E’ stata redatta con un’attenta analisi ed è la documentazione di cosa è Prato ed esprime come le sue radici affondano nel mondo del lavoro”.

E’ Michele Del Campo, coordinatore dell’ufficio di pastorale sociale e del lavoro della diocesi, a svelare il contenuto della lettera a Francesco. “Come prima cosa – spiega – c’è un patto di condivisione. Di quella Prato che lavora e che produce solidarietà silenziosamente”.

“Una Prato di cui non si parla, che non prende gli onori della cronaca ma è che la spina dorsale della comunità e che distribuisce, seppur con tanta fatica, tanta benedizione all’intera comunità” si legge nel testo. Ma nel documento si ripercorrono anche fattori quali la crisi economico-finanziaria, i processi di globalizzazione, l’immigrazione.

“Sul problema immigrazione – dice Del Campo – si mettono in evidenza le peculiarità delle ultime ondate migratorie, diverse da quelle che ci sono state in precedenza e che mettono a dura prova la capacità di accoglienza e di integrazione attraverso il lavoro”.

Ecco allora che nel testo si parla del problema immigrazione: “Che si tiene inestricabilmente con molti altri nodi della vita della nostra città e che sollecita in modo straordinario i soggetti del lavoro pratesi a produrre lavoro buono per tutti. E’ per questo che ci stiamo impegnando tutti in un tavolo di concertazione per bonificare il lavoro rendendolo più umano”.

Problemi ma anche la capacità di collaborazione della società pratese che sa ancora produrre e redistribuire ricchezza. I firmatari vogliono accettare l’invito che Francesco spesso rivolge, quello ad una generatività del lavoro e che porti il valore lavoro ad essere l’elemento della convivenza sociale e della cittadinanza evitando periferie umane. In chiusura si chiede l’aiuto del Santo Padre per continuare ad affermare il “buon lavoro a Prato”.

“Ci sia da stimolo e da supporto nel continuare a fare il nostro mestiere di affiancamento alle imprese e ai lavoratori, ancora oggi portatori di una voglia di reagire alle difficoltà. E’ questo che porteremo in giro per il mondo come ricordo della Sua visita al popolo composito pratese”, così termina la missiva.

 

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