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Rapinavano e taglieggiavano i coetanei, arrestati cinque ragazzi
I carabinieri di Prato hanno ricostruito ben 16 episodi accaduti davanti alle scuole di via Reggiana, in centro e all'Omnia Center. Tutti i fermati sono iscritti al Professionale Marconi
PRATO. Nelle prime ore della mattina di oggi, 29 ottobre, i carabinieri di Prato hanno condotto un'operazione di polizia giudiziaria finalizzata all'esecuzione di cinque ordinanze restrittive nei confronti di altrettanti minorenni ritenuti responsabili di una serie di furti e rapine in danno di loro coetanei.
Nel corso di una conferenza stampa al Comando provinciale dei carabinieri, il colonnello Gabriele Stifanelli ha spiegato che le ordinanze di custodia sono scattate nei confronti di tre sedicenni e due diciassettenni, tutti figli di genitori nordafricani, ma nati e sempre vissuti in Italia. Tre di loro sono finiti in carcere, due in comunità. Sono accusati di rapina, estorsione e in un caso anche di stalking. In totale le indagini hanno censito ben 16 episodi criminali. L'inchiesta è stata condotta dal sostituto procuratore Roberta Pieri della Procura presso il Tribunale dei minori di Firenze. Oltre ai cinque arrestati, tutti iscritti all'Istituto professionale Marconi, ci sono quattro indagati, anche questi minorenni.
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Gli episodi contestati sono accaduti dall'ottobre 2014 all'aprile 2015, tra il centro cittadino (intorno al Castello dell'Imperatore), l'Omnia Center e un paio di scuole di via di Reggiana. A questo proposito è stato sentito anche un insegnante perché alcuni episodi di rapina sono accaduti davanti alle scuole.
Di solito le vittime delle minacce e delle estorsioni conoscevano di vista i cinque bulli. Per arrivare alla loro identificazione e per trovare le prove dei reati i carabinieri hanno dovuto comunque visionare le immagini di telecamere di sorveglianza. Nel provvedimento di custodia il gip parla di condotte molto gravi.
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L'insegnante sentito dai carabinieri ha riferito che i ragazzi spesso marinavano la scuola, ma anche in quei giorni andavano a disturbare le lezioni. "Se vai a chiamare i carabinieri - hanno detto all'insegnante - il tuo computer farà una brutta fine". In un'altra occasione uno dei bulli entrò in aula e disse: "Vuoi vedere che se ordino alla classe di alzarsi in piedi loro mi obbediscono?".
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Il capitano Vitantonio Sisto ha spiegato che gli accertamenti compiuti dopo le prime denunce hanno fatto capire già in ottobre che si era di fronte a una vera e propria banda. "Abbiamo dovuto anche combattere una certa reticenza da parte dei giovani - ha aggiunto - perché sono tutti ragazzi che si conoscono". In certi casi i ragazzi ora indagati sono stati sospesi, ma non hanno cambiato la loro condotta.
Uno dei ragazzi è accusato anche di stalking nei confronti di una compagna di classe, picchiata in aula e insultata su Facebook. La ragazza era terrorizzata, tanto che un giorno ha atteso un'ora all'uscita da scuola perché aveva paura di andare a casa.
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L'indagine è partita dalle singole denunce dei genitori dei ragazzi tartassati. Successivamente un preside ha chiesto maggiori controlli all'orario di uscita da scuola, ma il primo input non è arrivato dai dirigenti scolastici. Illuminante l'episodio di cui è stata vittima la ragazza: un giorno uno dei bulli le ha scagliato contro una sedia in classe. Il gip nella sua ordinanza scrive che gli insegnanti non hanno denunciato l'episodio, ma hanno anzi consigliato alla ragazza di lasciar perdere perché l'anno scolastico stava per finire.
I carabinieri sono convinti che gli episodi accertati siano solo una parte di quelli accaduti. "Da parte di qualcuno - ha spiegato il capitano Sisto - c'è la tendenza a sminuire certe cose. Invece bisogna sempre denunciare. Solo così si può stroncare sul nascere il fenomeno. Queste non sono bravate, è molto di più".
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