Italia
Sepulveda: «Il mercato è peggio della bomba»
Lo scrittore cileno presenta il suo nuovo libro all’auditorium del museo Pecci e mette in guardia dai rischi legati al trattato commerciale internazionale
PRATO. La parola può servire ad allontanare la minaccia della guerra? Lo scrittore cileno Luis Sepulveda è arrivato in città ieri pomeriggio per provare a sciogliere questo quesito raccontando al pubblico intervenuto al museo Pecci per il primo appuntamento del ciclo "Uomini in guerra" come la letteratura possa diventare uno strumento importante di denuncia contro ogni conflitto.
«La minaccia più grande in questo momento per l'umanità non è la bomba atomica - ha detto lo scrittore - ma il nuovo trattato commerciale internazionale, che debilita il concetto di stato a vantaggio esclusivamente del mercato». Prima di sedersi di fronte a una sala che ha registrato il tutto esaurito, grazie anche alla formula a ingresso gratuito scelta dagli organizzatori, Sepulveda ha ricordato di conoscere bene Prato. «Ci sono stato almeno tre volte e non mi pare male - ha detto - ma a me piace tutta la Toscana». Sepulveda ha presentato il suo ultimo libro: "Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà" (uscito in libreria lo scorso 22 ottobre). Una nuova favola che, attraverso personaggi - tra i cui protagonisti ci sono molti animali - e tecniche di racconto apparentemente più congeniali ai bambini, affronta tematiche morali, etiche e sociali su cui dibattere e al tempo spesso trasmettere valori umani a lui tanto cari, come l'amicizia, il rispetto e l'impegno civile. Il potere della scrittura contro il dolore e la preoccupazione provocati dalle drammatiche vicende, che interessano ormai il mondo interno in tutte le molteplici forme in cui si stanno manifestando, dai conflitti sanguinari a quelli geopolitici, estendendosi a quelli informatici e xenofobi. In centododici pagine, il popolare autore racconta, attraverso gli occhi di un cane, una storia incentrata su un tema delicato come quello del rispetto della natura della popolazione dei mapuche, che vive nel sud del Cile. «Scrivo favole perché sono stato un lettore di favole da bambino e questo genere - ha spiegato - permette di sintetizzare l'argomento e di presentarlo in maniera comprensibile anche ai più piccoli. L' idea mi è venuta un giorno visitando una scuola di musica per bambini mapuche. A un certo punto un ragazzino si è allontanato all'improvviso perché qualcuno gli aveva rubato il cane. Non sapevo come consolare la sua tristezza, ma per fortuna è arrivata una donna che conosce i segreti della natura, del clima, del tempo, che era brava a dare consigli e si è avvicinata al ragazzo rassicurandolo. Gli disse che la sua tristezza era il riflesso della fedeltà del cane , un valore fortissimo grazie al quale il cane sarebbe tornato da lui prima o poi». L'iniziativa è agganciata a una rassegna, curata da Wlodek Goldkorn, che di volta in volta dialogherà con gli ospiti, tra i quali spiccano nomi illustri del panorama culturale internazionale, come Marco Belpoliti e David Grossman.
Barbara Burzi
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