Il presidio
Gruppo Tintoriale, la palla passa al sindaco Biffoni
Prato, una delegazione dei sindacati e dei lavoratori in Comune. La promessa: «Proverò a chiamare l’amministratore»
PRATO. Il senso della non trattativa tra Cgil, Cisl e Uil e l'amministratore del Gruppo tintoriale Thomas Beccaglia sta tutto nel voler evitare che i lavoratori, durante le crisi aziendali, vengano trattati peggio dei macchinari. E che non passi l'idea che si possa "pensare prima al futuro della ramosa anziché a quello dei ramosai". E' questo in estrema sintesi il messaggio emerso durante l'incontro tra una rappresentanza dei lavoratori della tintoria valbisentina, i rappresentanti dei sindacati tessili e il sindaco di Prato Matteo Biffoni coadiuvato dall'assessore Benedetta Squittieri.
Per Massimiliano Brezzo della Cgil, Luciano Sacchetti della Cisl e Qamil Zejnati della Uil il caso del Gruppo tintoriale è un ulteriore gradino di un peggioramento dei rapporti tra datori di lavoro e dipendenti quando le aziende arrivano a chiudere.
E' infatti il primo caso a Prato in cui prima si fermano le macchine e poi si aprono le procedure per garantire gli ammortizzatori sociali creando un pasticcio burocratico che, di fatto, sta tenendo in ostaggio 29 lavoratori di un'azienda tessile (chiusa) senza che possano contare né sulla cassa integrazione né sulla mobilità né su un anticipo degli arretrati dei loro stipendi. E ovviamente sugli sgravi garantiti a chi volesse assumere un lavoratore in mobilità.
Quando un'azienda chiude, è stato ribadito a più riprese dai lavoratori e dal sindacato, è solo la società a rispondere dei debiti ma è necessario che almeno si mantenga il rispetto di chi fino all'ultimo ha prestato la propria professionalità all'impresa.
«Chiediamo - ha detto Brezzo al sindaco dopo aver ripercorso le complicate tappe della vicenda - che Beccaglia si tolga dalle tasche un po' di soldi per metterli nelle tasche di chi ha lavorato per lui facendogli credere fino all'ultimo momento, anche quando non c'era più niente da fare che così avrebbe riscosso e magari salvato il proprio posto di lavoro. Chiediamo che faccia un gesto di rispetto nei confronti di queste persone a cui ha chiesto la fiducia e che negli ultimi anni hanno fatto da banca alla sua azienda aspettando gli stipendi anche per 120 giorni.
A queste persone che oggi devono riscuotere ancora gli stipendi di agosto, settembre e tra qualche giorno ottobre. In alcuni casi anche parte di luglio. A queste persone che hanno visto pagare una rata degli arretrati dell'energia elettrica, 90.000 euro su circa 500 complessivi, per andare avanti 15 giorni senza che a loro fosse dato niente».
Un confronto che può ripartire solo da qui. Da quei mille euro per lavoratore chiesti per poi provare a srotolare la matassa di un iter "annodato" e arrivare a un accordo per la mobilità.
Ed è amplificando questa richiesta che il sindaco Matteo Biffoni proverà a riaprire quella porta che potrà ridare la "libertà" ai lavoratori e che potrà consentire loro di avere tutto quello che la mobilità consente.
«Proverò a chiamare Thomas Beccaglia», ha promesso Biffoni ai dipendenti aggiungendo un commento «sul rispetto di cui questa famiglia ha sempre goduto in città» e che rende, per tutti, difficile comprendere un epilogo che ha portato quei dipendenti, perlopiù con anni di anzianità alle spalle, a organizzare un presidio davanti alla fabbrica e a ritrovarsi al cospetto del sindaco per avere un impegno istituzionale in una vicenda in cui a oggi «risultano aperte cassa integrazione ordinaria, cassa integrazione straordinaria e mobilità senza che nessuna di queste via sia, o possa essere perfezionata».
E mentre in piazza del Comune si chiedeva a Biffoni di dare il proprio contributo gli occhi erano puntati anche sul tribunale in cui nei giorni scorsi è stata presentata un'istanza di fallimento che verrà presa in esame prossimamente a causa di un rinvio.
Una situazione che potrebbe accelerare la presentazione di un concordato preventivo o di un fallimento in proprio della società.
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