Il Tirreno

Prato

«Prigionieri di un’azienda fantasma»

«Prigionieri di un’azienda fantasma»

Appello dei lavoratori del Gruppo Tintoriale: non sono in mobilità e attendono il pagamento di mensilità arretrate

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PRATO. «Siamo prigionieri di un' azienda fantasma. Liberateci». I ventinove dipendenti del Gruppo Tintoriale chiedono alla famiglia Beccaglia di essere”sdoganati” per potere ricominciare a lavorare e a portare i soldi a casa. Almeno dieci hanno già ritrovato un impiego, ma non essendo stata avviata la procedura di mobilità, il contratto non può essere fatto. Una parte dei lavoratori è in ferie, altri sono semplicemente a casa senza nessuna tutela. «Ho già un contratto di lavoro che avrebbe dovuto partire a ottobre e concludersi a dicembre– racconta un operaio – ma non avendo la mobilità non ho potuto firmare. Mi garantivano anche un secondo rinnovo e poi il tempo indeterminato». Da metà di settembre i cancelli dell'azienda, che ha sede alla Madonna della Tosse, sono chiusi, ma di fatto i titolari non ha avviato nessuna procedura: temporeggiano. Secondo i lavoratori perché sta cercando di vendere l'attività. «Chiediamo alla proprietà, e anche ai sindacati, di trovare una soluzione. Qui siamo noi a rischiare di non mangiare». Lunedì è stata respinta, per mancanza di liquidità, da parte del Gruppo la proposta dei sindacalisti di pagare mille euro al mese per dipendente, come piano di rientro dei tre mesi di arretrati. L'ultima busta paga risale a settembre e salda il mese di maggio. In media i lavoratori devono riscuotere seimila euro, a cui si aggiungono le ferie e per qualcuno il Tfr lasciato in azienda. «Siamo disposti anche a perdere i mille euro- spiegano – pur di essere lasciati liberi. Se non si trova l'accordo, la mobilità o la cassa integrazione partiranno dal 22 dicembre, in pratica dal 7 gennaio. I primi soldi arriverebbero a marzo: e nel frattempo che facciamo? Abbiamo le famiglie da mantenere, mutui e bollette da pagare». t « La crisi del gruppo Tintoriale è iniziata nel 2012, in concomitanza con un calo degli ordini che ha portato a settembre del 2013 ad una ristrutturazione del personale con la cassa integrazione ordinaria per 44 persone. I primi di ottobre l'annuncio da parte della famiglia Beccaglia della chiusura “Oltre ai problemi strutturali del mercato – raccontano i dipendenti – c'è stato anche un passaggio generazionale infelice. Dopo la morte di Valdemaro sono subentrati i figli Alessandro e Thoamas che non hanno saputo affrontare la situazione. Se ci fosse stato il padre, persona onesta, non saremmo arrivati a questi estremi. Ora stanno cercando una soluzione che sia solo a loro vantaggio. Eppure qui abbiamo imparato un mestiere e lo dimostra il fatto che siamo richiesti dalle altre aziende”. A dare il colpo di grazia al Gruppo Tintoriale, secondo i lavoratori, la richiesta a metà settembre di Enel di saldare una maxi bolletta dell'energia elettrica. «Gli ordini c'erano, anzi abbiamo anche dovuto rimandarli indietro» .

Preoccupazione per la situazione del Gruppo Tintoriale e dei suoi dipendenti è stata espressa dal sindaco Matteo Biffoni che, rispondendo ai lavoratori, si è impegnato a farsi promotore di un tavolo di confronto con le parti interessate. Biffoni ha infatti convocato i sindacati Cgil, Cisl e Uil per poter conoscere più a fondo e con chiarezza le problematiche. «Dispiace che un'altra azienda importante del nostro distretto sia in così grosse difficoltà - ha sottolineato il sindaco Biffoni -. In questa fase è importante difendere e salvaguardare i lavoratori e i loro diritti con un confronto tra tutte le parti». Ringraziamo la giunta, ma facciamo anche un appello, a chiunque possa aiutarci, di intervenire»

Alessandra Agrati

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