Il Tirreno

Prato

C’è anche Jeremy, la batteria umana

di Azelio Biagioni
C’è anche Jeremy, la batteria umana

Sul palco del teatro Politeama di Prato quaranta ragazzi hanno sostenuto i provini per entrare nella scuola di musical “Arteinscena”

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PRATO. Erano circa quaranta i ragazzi che domenica 18 hanno fatto i provini per entrare alla scuola di musical “Arteinscena” diretta da Simona Marchini. Sotto lo sguardo attento del coreografo e regista Franco Miseria e degli altri insegnanti del laboratorio, sul palco del Politeama si sono esibiti gli aspiranti che anelano a far parte di questa scuola conosciuta in tutta Italia e che ha sfornato talenti su talenti come Stefano Simmaco e Giovanni Caccamo.

Rispetto al passato c'è stata un'inversione di tendenza. Se negli anni precedenti i partecipanti arrivavano per lo più da fuori regione quest'anno si è registrato un boom di iscrizioni di toscani e di pratesi in particolare. Di quanti hanno preso parte ai provini i docenti dovranno decidere chi è meritevole di entrare a far parte della scuola ed intanto è in corso l'assegnazione di quattro borse di studio intitolate ad Elisa Turlà apprezzata insegnante di canto ad Arteinscena prematuramente scomparsa da pochi mesi. Gli ammessi fra un paio di giorni riceveranno la notizia e sabato inizieranno con i corsi. Pamela Giannini, 19 anni, arriva da Santa Maria a Monte. Studia canto e recitazione da diversi anni e ora si è iscritta al Dams.

«E' grazie alla mia amica Ilenia Ferraioli, che oggi sono qui – racconta Pamela – Mi ha parlato di questa scuola e della sua importanza dove lei, tra l'altro, è stata presa, e allora mi sono decisa nel provare. Ho proposto un brano dal musical Chicago e ho recitato un pezzo dalla Locandiera. Il mio sogno? Quello di poter un giorno lavorare nei teatri e fare musical”.

Gioca in casa, invece, Jeremy Kalke all'ultimo anno del liceo linguistico Livi. 18 anni vive a Prato e sul palco del teatro di via Garibaldi ha proposto un'esibizione davvero insolita: il Beatbox. «Riproduco i suoni della batteria – spiega il giovane – In Italia non è una cosa molto diffusa. E a Prato penso di essere l'unico a farlo. E' stato un amico polacco conosciuto alle elementari che mi fece sentire di cosa si trattava. Da allora mi sono talmente appassionato che ho studiato il Beatbox da autodidatta». Quando gli diciamo che è una sorta di strumento portatile Jeremy sorride e racconta di come si sia esibito in alcune discoteche e stia lavorando per riprodurre pure il suono della tromba. Ben sapendo che si tratta di una scuola di musical dove le tre discipline sono la recitazione, il canto e il ballo, aggiunge che per un anno e mezzo ha fatto anche la breakdance.

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E' pratese anche il 19enne Alessandro Nesti con in tasca un diploma del liceo scientifico. Ha le idee chiare e quello che vuole è studiare recitazione. E se non è passato ai provini all'accademia d'arte drammatica di Roma e a quella d'Oltrarno di Firenze poco importa. Lui va avanti a testa alta perché questo è il suo desiderio. Sa suonare la chitarra, il basso elettrico ed anche la batteria e la tastiera. E davanti agli insegnanti di Arteinscena ha spaziato dall'antico al moderno. Ha recitato un soliloquio di Shakespeare per poi esibirsi in un pezzo dei Pink Floyd. «Un giudizio su come è andata? Sono un perfezionista – confida il ragazzo – Ammetto di essermi piaciuto nella danza. Ma cerco di migliorarmi sempre e capire dove ho sbagliato».

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E' un attrice la fiorentina Isabella Quaia, 24 anni, laureata al Dams e alla Link academy di Roma che ha già lavorato in teatro. «Perché mi trovo qui? Amo cantare, da piccola ero nel coro del Maggio – racconta - So che questa è una scuola più che valida che insegna e forma gli studenti e ho voluto fare il provino. E poi esibirmi su questo palco è stato emozionante davanti a degli insegnanti conosciuti per la loro esperienza».

Dieci minuti di pausa, dice Franco Miseria al microfono al termine di un'esibizione. Accanto a lui gli altri docenti come Emiliana Perina e Simmaco. “E' una scuola consolidata che sforna artisti nuovi – afferma il regista – Fra i giovani di questo pomeriggio ce ne sono di validi in tutte le discipline. E poi qui siamo davanti ad un miracolo opera di Roberta Betti che vuole fortemente questo laboratorio”.

La presidente del Politeama ha gli occhi che brillano: “Quando faccio qualcosa per i ragazzi sono sempre contenta – confida – Bisogna costruire ponti con le nuove generazioni. Il teatro è educazione e quando vedo sul palco nuove promesse per me è sempre una soddisfazione”.

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