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Mollata sull'altare: "Quei soldi li userò per sposarmi davvero"
Parla la donna che fu lasciata alla vigilia del matrimonio e che ora sarà risarcita con 16.500 euro dall'ex fidanzato: "Ho imparato che ci sono dolori più grandi"
PRATO. Patrizia oggi ha 44 anni, un compagno, è diventata madre e si considera una persona felice, che è riuscita a realizzare tutti i suoi sogni. Tutti tranne uno: sposarsi. Una volta ci è andata molto vicino e ce l’avrebbe fatta se il suo ex fidanzato non l’avesse mollata una settimana prima delle nozze.
Dopo sedici anni la Corte di Cassazione ha condannato Lorenzo L. a risarcire la ex, con la quale era stato fidanzato 11 anni, con 16.500 euro per le spese da lei sostenute quando era sua promessa sposa. Non solo quelle per l’acquisto dell’abito bianco e quant’altro, ma anche quelle più consistenti per i lavori di ristrutturazione della casa, dove i due avrebbero dovuto cominciare la loro vita coniugale. Una parte di quei soldi rientreranno nelle sue tasche sottoforma di risarcimento, su cui la donna, all’epoca residente a Vaiano, non nega di aver fatto il pensiero di utilizzarli per la causa a cui erano destinati fin dall’inizio, ovvero il matrimonio.
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«Prima o poi vorrei riuscire a sposarmi - ammette - Da quattro anni ho un compagno con cui ho avuto una bambina e spero di riuscire presto a coronare questa unione con le nozze». A pochi giorni dalla sentenza, la donna - che oggi si è trasferita in un’altra città per amore - ci risponde al telefono riuscendo a tirare finalmente un sospiro di sollievo. «Ormai non ci speravo quasi più», dice anche se l’indennizzo, a suo avviso, non è sufficiente a coprire tutti gli esborsi effettuati. «Avrò tirato fuori almeno 50 milioni di vecchie lire - continua - D’altronde volevo fare le cose per bene e non ho badato a spese».
Di quel litigio che ha portato alla rottura del fidanzamento le è rimasto solo un brutto ricordo. «Sono scottature da cui non si guarisce facilmente - racconta - Per venirne fuori mi ci è voluto un bel po’ di tempo: mi sono presa due anni sabbatici, durante i quali ho cercato di cambiare giro di amicizie per non rischiare di incontrare quella persona e di non sentir più parlare delle stesse cose».
Della delusione d’amore, talvolta, scotta di più il chiacchiericcio di contorno, che Patrizia ha saputo mettere a tacere con la forza di una donna decisa ad affrontare la situazione di petto: «Mi sono immediatamente attaccata al telefono e ho fatto il giro di amici e parenti, anche i suoi, per comunicare a tutti che la domenica successiva non si sarebbe celebrato alcun matrimonio, così mi sono tolta immediatamente il pensiero».
Col senno di poi è giunta a una conclusione che vorrebbe condividere con tutte le persone incappate nella sua stessa malaugurata esperienza. «Non c’è possibilità di evitare il dolore quando si viene feriti nei sentimenti, ma nella vita c’è di peggio - assicura - Me ne sono resa conto quando mi sono trovata ad affrontare dei problemi di salute che hanno riguardato da vicino la mia famiglia». Il messaggio è chiaro: «Ci sono dolori più grandi delle delusioni d’amore». «Ora - conclude - speriamo che questa sentenza faccia da apripista ad altre richieste di risarcimento per casi come il mio».
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