Il presidio
Ventimila euro per risistemare il campo nomadi
Interventi per portare l’acqua nell’area di San Giorgio Faggi: «Il nostro obiettivo è chiuderli e integrare chi ci vive»
PRATO. Tra i 20 e i 25 mila euro. E' quanto spenderà il Comune (la delibera di giunta passerà a breve) di risorse proprie per mettere in sicurezza il campo nomadi di via Traversa della Calvana a San Giorgio a Colonica. Un'area nella quale vivono da ormai venti anni una decina di famiglia Sinti, molte dei quali con bambini, per un totale di una sessantina di persone su una popolazione complessiva di 223 individui distribuiti in quattro campi di sosta a Mezzano, in via delle Pollative e in via Manzoni, oltre, ovviamente, a quello di San Giorgio.
«In particolare - spiega Simone Faggi, vicesindaco con delega all'immigrazione - c'è bisogno di portare l'acqua per i minori che vanno regolarmente a scuola ma non si riescono a lavare, e di rimettere in sesto l'area che è ridotta molto male. Si tratta di interventi di massima urgenza se vogliamo evitare incidenti anche gravi».
All'intervento di recupero del campo nomadi di San Giorgio ne seguirà un altro, probabilmente l'anno prossimo, a San Giusto (per il rifacimento degli impianti elettrici) ma saranno gli ultimi investimenti pubblici su aree di sosta di quel tipo. «Perché con il tempo necessario - afferma Faggi - e aspettando le risorse che verranno dall'Europa, il nostro obiettivo è superare i campi che non hanno più ragione di esistere».
Vuoi per motivi politici: «Per una maggiore integrazione della popolazione Sinti» dice Faggi, vuoi per una necessità di decoro e ordine cittadino, il Comune smetterà di dare permessi di sosta. Non subito ma in tempi ragionevoli.
«Il percorso che abbiamo di fronte non è semplice - è il giudizio del vicesindaco - perché integrare la popolazione Sinti non significa dare loro una casa popolare ma renderli autonomi».
Un passaggio Faggi lo dedica proprio alla questione casa: «Non esiste che il Comune dia case di edilizia popolare agli ex ospiti dei campi nomadi. Le case Epp andranno solo a chi ne ha diritto». Detto questo, però, è tutto da vedere se la popolazione Sinti sarà contenta di lasciare 'area attrezzata sulle quale vive - in alcuni casi - dal 1990.
«Di sicuro per gli anziani - prosegue Faggi - sarà un passaggio difficile, molto meno per i più giovani che anche grazie alla scuola vivono realtà differenti dai loro parenti. Certo è, che una volta trovati gli strumenti, chi si rifiuterà di lasciare il campo dovrà fare i conti con la nostra determinazione a non rinnovare i permessi di sosta».
Il binomio scuola-lavoro sarà il binario entro il quale fare marciare il processo di integrazione.
«Che sappiamo lento e costoso - conclude il vicesindaco - Anche per questo parteciperemo il 22 e il 23 ottobre al convegno organizzato da Anci nazionale a Milano e Torino con il quale si parlerà dell'impostazione del percorso tracciato dall'Europa per superare i campi nomadi».
Cristina Orsini
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