Il presidio
L’internazionale dei sacchi neri
Due cinesi, un senegalese, tre rom: così era organizzato lo smaltimento illegale. Scatta il sequestro
PRATO. Un giovanissimo cinese al vertice, un connazionale e un senegalese alle sue dipendenze e tre rom per il lavoro sporco. È questa la "piramide" scoperta dalla polizia municipale, nell’ambito di un'inchiesta del sostituto procuratore Laura Canovai, che sta dietro a una parte dello smaltimento illegale di scarti tessili, gli ormai famigerati sacchi neri che vengono sparsi un po' ovunque sul territorio provinciale.
I vigili motociclisti agli ordini del commissario Morosi, coordinati dal comandante Andrea Pasquinelli, hanno seguito per giorni gli spostamenti di alcuni camion nella zona sud della città e nella serata di mercoledì hanno fermato tre rom mentre disperdevano poco meno di cento sacchi neri pieni di scarti tessili al ponte delle Caserane. Di lì sono poi risaliti a un capannone di via Vannetti Donnini a Vergaio, dove erano stoccate una decina di tonnellate di scarti tessili.
Il titolare della ditta individuale, registrata come attività di recupero rifiuti alla Camera di commercio, ha spiegato il procuratore capo Giuseppe Nicolosi nel corso di una conferenza stampa, è un cinese di 23 anni, forse un prestanome. Per lui lavorano un paio di clandestini (un cinese e un senegalese), che raccolgono i sacchi nelle confezioni cinesi (non si sa ancora quante) e poi in genere li affidano ai rom per l'ultima fase dello smaltimento illegale. Gli scarti tessili, infatti, sono assimilati ai rifiuti speciali non pericolosi e non possono essere smaltiti nei normali cassonetti, e tantomeno, ovviamente, nei campi. A dare impulso all'inchiesta è stato lo stesso procuratore capo nei primi giorni della sua permanenza a Prato. Arrivando da Firenze era stato subito colpito dalle mini-discariche abusive sparse per la città, in particolare una vicina alle Cascine di Tavola, e aveva incaricato il sostituto Canovai di occuparsi del fenomeno.
Nessuno in Procura si illude di aver risolto il problema dei sacchi neri, che da un paio di anni sta facendo impazzire Asm e polizia municipale. Quello che è stato trovato è solo un ingranaggio di un meccanismo molto più grande. Il reato contestato al giovane cinese è l'abbandono di rifiuti speciali, un'ipotesi che non consente particolari misure oltre al sequestro dell'attività. Ma se venisse provata un’ipotesi più pesante, ha spiegato il procuratore capo, si potrebbe procedere al cosiddetto "sequestro per equivalente", cioè aggredire un patrimonio eventualmente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.
Nessuno sa quanto si guadagni con questo traffico. Alla Municipale risulta che le confezioni cinesi paghino alla ditta del connazionale 2 euro per ogni sacco da 30-50 chili, il che farebbe un guadagno lordo di circa 40-50 euro a tonnellata.
Per spiegare come mai da un paio di anni a questa parte la città sia costellata di sacchi neri abbandonati in giro ci sono due ipotesi. La prima, secondo lo stesso comandante della Municipale, è che il fenomeno sia iniziato quando gli scarti tessili non sono più stati assimilati ai rifiuti solidi urbani e sono cominciati a sparire i cassonetti. A quel punto smaltirli è diventato molto più costoso e molti hanno scelto lo smaltimento illecito. La seconda è che alcune confezioni non vogliano far vedere qual è il loro reale fatturato, che si dedurrebbe dalla quantità di scarti. Ma questa esigenza ci doveva essere anche prima, quando invece il problema dei sacchi neri non c'era, e dunque sembra più probabile che sia semplicemente un problema di costi. Sono in corso verifiche per capire se dal capannone sequestrato a Vergaio provenissero anche le centinaia di sacchi trovati nei giorni scorsi in via dei Legnaioli a Iolo.
Paolo Nencioni
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