Il Tirreno

Prato

Ricatto a luci rosse al prete Cinquantenne alla sbarra

Un uomo di nazionalità marocchina è accusato di estorsione anche nei confronti della Diocesi, che però ha deciso di non costituirsi parte civile nel processo

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PRATO. Un ricatto a luci rosse ha portato un cinquantenne di nazionalità marocchina sul banco degli imputati, accusato di estorsione e tentata estorsione ai danni di un sacerdote pratese e della Diocesi.

Il processo a porte chiuse è iniziato ieri nell'aula al terzo piano del Tribunale, dove l'imputato dovrà rispondere di fatti accaduti nel 2011, ma che hanno avuto uno strascico anche successivamente. Sulla delicata vicenda ha indagato a lungo la sezione di polizia giudiziaria della Municipale, arrivando a raccogliere elementi che hanno consentito al pubblico ministero Laura Canovai di portare il caso in aula.

Secondo quanto ricostruito dalla Procura, il sacerdote, di cui non facciamo il nome in ragione della particolarità del reato di cui sarebbe stato vittima, sarebbe stato minacciato dal marocchino, che prometteva di rivelare particolari scabrosi della loro relazione se il religioso non lo avesse pagato. In pratica il marocchino ha sostenuto di aver avuto rapporti sessuali col prete e voleva che l'altro comprasse il suo silenzio. Che poi questa relazione ci sia effettivamente stata non è provato. Si tratta al momento della parola di uno contro quella dell'altro.

Ma l'accusa di estorsione è scattata a prescindere dalla veridicità delle parole dell'imputato, perché si può commettere quel reato anche minacciando un altro soggetto di cose che non sono mai accadute. Ieri il sacerdote è stato ascoltato per un'ora e mezzo in aula, poi è toccato ad altri testimoni chiamati a ricostruire il contesto della vicenda. Il parroco avrebbe negato di aver avuto una qualche relazione di carattere sessuale con l’imputato. L’udienza è stata poi aggiornata al mese di maggio.

Nel 2011 il cinquantenne marocchino si era dato molto da fare per ottenere denaro prima dal parroco e poi dalla Diocesi. Sembra che fosse riuscito a spillare al sacerdote 2.000 euro, ma il religioso ha detto di aver consegnato il denaro, in accordo con la Diocesi, solo a titolo di aiuto a una persona bisognosa.

Il problema è che il presunto estorsore non si era accontentato, era tornato alla carica più volte col sacerdote, che a quel punto aveva rifiutato ulteriori esborsi, e poi con la Diocesi. Tanto che alla fine era stata la stessa Curia a decidere di presentare una formale querela contro il nordafricano.

Da lì sono partite le indagini che hanno fatto scattare l’inchiesta per estorsione, col rinvio a giudizio del marocchino. Ieri mattina però sia il parroco che la Diocesi, assistiti da un avvocato, hanno preferito non costituirsi parte civile. Quanto all’imputato, difeso da un avvocato d’ufficio, non era presente in aula e non è chiaro se potrà essere sentito alla prossima udienza.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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