Il Tirreno

Prato

Ricatto a luci rosse nei confronti di un sacerdote

di Paolo Nencioni
L'esterno del Tribunale di Prato
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L'esterno del Tribunale di Prato

Un uomo di nazionalità marocchina viene processato con l'accusa di estorsione. Avrebbe chiesto soldi al prete minacciando di rivelare una loro relazione

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PRATO. Un ricatto a luci rosse ha portato un uomo di nazionalità marocchina sul banco degli imputati, accusato di estorsione ai danni di un sacerdote pratese. Il processo a porte chiuse è iniziato oggi, 12 ottobre, nell'aula al terzo piano del Tribunale, dove l'imputato dovrà rispondere di fatti accaduti nel 2011, ma che hanno avuto uno strascico anche successivamente. Sulla delicata vicenda ha indagato a lungo la sezione di polizia giudiziaria della Municipale, arrivando a raccogliere elementi che hanno consentito al pubblico ministero Laura Canovai di portare il caso in aula. Secondo quanto ricostruito dalla Procura, il sacerdote, di cui non facciamo il nome in ragione della particolarità del reato di cui sarebbe stato vittima, sarebbe stato minacciato dal marocchino, che prometteva di rivelare particolari scabrosi della loro relazione se il religioso non lo avesse pagato. In pratica il marocchino sostiene di aver avuto rapporti sessuali col prete e voleva che l'altro comprasse il suo silenzio. Che poi questa relazione ci sia effettivamente stata non è provato. Si tratta al momento della parola di uno contro quella dell'altro.

Ma l'accusa di estorsione è scattata a prescindere dalla veridicità delle parole dell'imputato, perché si può commettere quel reato anche minacciando un altro di cose che non sono mai accadute. Oggi il sacerdote è stato ascoltato per un'ora e mezzo in aula, poi è toccato ad altri testimoni chiamati a ricostruire il contesto della vicenda. L'udienza è stata poi aggiornata a un'altra data.

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