Il presidio
Il Gruppo Tintoriale chiude, 29 in mobilità
Concorrenza sleale, fatturato in calo e costi troppo elevati Il titolare Thomas Beccaglia: «Una crisi che parte da lontano»
PRATO. Era una sfida difficile. E i figli di Valdemaro Beccaglia non l’hanno vinta. Perché il cuore nel business, da solo, non è sufficiente. Il Gruppo Tintoriale cesserà l'attività. La conferma della chiusura dell'azienda è arrivata ufficialmente giovedì pomeriggio durante un incontro tra i sindacati e la proprietà rappresentata dall'amministratore Thomas Beccaglia. Per i 29 dipendenti è stata aperta una procedura di mobilità mentre ancora non si sa cosa ne sarà dell'azienda e della società: per quanto riguarda l'attività non è escluso che possa esserci una cessione di ramo di azienda. I fratelli Beccaglia, Thomas e Alessandro, avrebbero avuto contatti con alcuni colleghi imprenditori anche se su questo non ci sarebbe niente di certo e nessuna conferma. Per quanto riguarda invece la società si stanno facendo i conti per capire se ci sono gli estremi per presentare un concordato. E' da evidenziare che i dipendenti sono in arretrato di parte dello stipendio di luglio e di tutte le mensilità di agosto, settembre e ottobre.
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La crisi della tintoria affonda le sue radici negli anni passati. E nella storia sfortunata di questa famiglia con la morte improvvisa del capostipite, imprenditore e presidente del Museo Pecci, e il passaggio dell'azienda in un tempo ridottissimo ai figli, ancora giovanissimi.
Dal passato arriva la grave situazione finanziaria in cui si trova. "L'anno in cui abbiamo ereditato l'azienda - spiega Thomas Beccaglia - c'era già una perdita che abbiamo ripianato con capitali di famiglia. Il babbo, Valdemaro, aveva da poco rilevato le quote degli altri soci e quindi l'azienda era in una fase delicata. Noi abbiamo fatto di tutto, di più. Anche perché era l'azienda di nostro padre. Lui ci teneva, noi non volevamo mandare a casa 50 persone".
Cinquanta persone, appunto. Un numero che dal 2012 a oggi si è notevolmente ridimensionato. "La riduzione di personale fatta due anni fa e i pensionamenti non sono stati sufficienti così come l'iniezione di liquidità personali e le garanzie agli istituti di credito. A fronte di una riduzione del costo del personale abbiamo avuto un aumento del costo dell'energia, un calo del fatturato e - dopo la morte del babbo - una riduzione degli affidamenti elevato. In più è diventata più agguerrita la concorrenza degli imprenditori cinesi che hanno un incidenza del costo del personale assai più bassa della nostra. Qui è del 38%. Non voglio essere io a domandare come si può mandare avanti delle tintorie con un'incidenza in bilancio del personale assai ridotta rispetto ai colleghi locali".
Un tema, la concorrenza, non secondario. Il Gruppo tintoriale fa rifinizione di tessuto a maglia. Il nuovo core business dell'imprenditoria originaria della Cina e la fase di filiera dove tessile e confezione si toccano.
"Non ci vogliamo nascondere - conclude Thomas Beccaglia - dalle nostre responsabilità. Non sappiamo ancora cosa accadrà alla società. I nostri professionisti stanno verificando se alcuni crediti sono esigibili o meno. L'impegno era di continuare: ci abbiamo messo impegno, soldi e passione. Qui credo lo sappiano tutti, i clienti, i dipendenti, i fornitori".
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