Il Tirreno

Prato

Si ferma il Gruppo Tintoriale, chiesta la cassa integrazione

di Paolo Nencioni
Il capannone del Gruppo Tintoriale di via Bologna
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Il capannone del Gruppo Tintoriale di via Bologna

Cancelli chiusi da lunedì 5, il sindacato ha chiesto un incontro alla proprietà ma non ha ricevuto risposta e i 29 dipendenti temono per il posto di lavoro

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PRATO. Alcuni dipendenti sono stati mandati a casa mercoledì 30 settembre, altri hanno lavorato fino a venerdì 2 ottobre, poi basta. I cancelli del Gruppo Tintoriale di via Bologna 360, alla Madonna della Tosse, si sono chiusi e non è dato sapere se riapriranno. Una «situazione anomala» anche per la Cgil, che ha tentato invano di mettersi in contatto con la proprietà e le ha dato una sorta di ultimatum che scade oggi, giovedì 8.

Che cosa è accaduto e cosa accadrà ai 29 dipendenti di una delle più importanti rifinizioni del distretto tessile? Per capirlo bisogna rifarsi alle voci (anonime) dei lavoratori e alle fonti sindacali, perché la proprietà, ora rappresentata da Thomas Beccaglia, figlio dell’ex presidente del Centro per l’arte contemporanea Valdemaro Beccaglia, scomparso nel gennaio del 2012, al momento tace. Si sa dunque che il Gruppo Tintoriale ha chiesto la scorsa settimana la cassa integrazione ordinaria a zero ore per tutti i 29 dipendenti. Quando la comunicazione è arrivata alla Cgil, i rappresentanti sindacali hanno subito chiesto un incontro coi titolari della rifinizione, ma dicono di non aver avuto alcuna risposta. Di più. Non sono riusciti a parlare con nessuno della proprietà. Un primo appuntamento è già stato disertato, il secondo, oggi, potrebbe fare la stessa fine. Questo ovviamente alimenta la preoccupazione dei lavoratori, che temono che la cassa integrazione sia solo l’anticamera della chiusura.

Ma non è detta l’ultima parola. Di fatto l’incontro col sindacato servirebbe per poter presentare la richiesta di Cig all’Inps, e dunque prima o poi ci sarà. Del Gruppo Tintoriale si sa che è specializzato nei tessuti a maglia più che su quelli ortogonali e che lavora con imprese del distretto ma anche con qualche cliente esterno. I dipendenti vociferano di un ingente debito con l’Enel per bollette insolute, ma non potrebbe essere quello a far precipitare la situazione. Già nel settembre di due anni fa il Gruppo Tintoriale aveva dovuto far fronte alla crisi e chiese la cassa integrazione straordinaria per gli allora 44 dipendenti. E ancora prima, nell'aprile 2010, Valdemaro Beccaglia, che fino a quel momento si vantava di non aver mai fatto un'ora di cassa integrazione, riuscì a superare un altro momento difficile grazie all'intesa con Fidi Toscana, che garantì un nuovo flusso di liquidità all'azienda.

Il Gruppo Tintoriale non è una rifinizione come le altre. Se non altro perché, grazie alla sensibilità di Beccaglia, più volte si è trasformato in una sorta di fabbrica-museo, con esposizione di opere all'interno del capannone e quella statua del soldato col fucile mitragliatore su una sorta di garitta che tanti pratesi hanno visto passando sulla regionale 325.

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Tornando all'oggi e agli stipendi degli operai, al sindacato risulta che i dipendenti abbiano riscosso tutto il mese di giugno e un acconto su quello di luglio, poi più niente. E anche questo ovviamente non è un buon segnale. Al momento però non c’è traccia di lettere di licenziamento. Dunque la situazione è ancora sospesa e un incontro coi lavoratori e i loro rappresentanti sindacali potrebbe chiarirla. Anche perché, aggiungono dalla Cgil, da mesi ormai non è stato possibile avere notizie sullo stato di salute dell’azienda. La chiusura dei cancelli dello stabilimento di via Bologna, dunque, non può essere definita un fulmine a ciel sereno. Il cielo si era già rannuvolato, ma ora si attende una schiarita o, se le cose non andranno per il verso giusto, si comincerà a sentire il rumore del tuono.
 

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