Il presidio
In 600 parole ecco il vocabolario pratese
Sul web abbiamo raccolto tutti i termini e i modi di dire, desueti o ancora in uso, che caratterizzano il nostro linguaggio
di PAOLO TOCCAFONDI
È. cominciato come un gioco sul filo della memoria. Qualche serata di chiacchiere tra amici dopo cena, una specie di gioco a ricordare le parole che si erano sentite pronunciare dai nostri genitori e dai nostri nonni e diventate via via sempre più inusuali. Ognuna di quelle parole portava con sé una nuvola di volti, di voci, di persone e situazioni, che davano sapore ai ricordi. Questo per dire che non c'è niente di sistematico o di scientifico in questa iniziativa. Non volevamo metterci in concorrenza con l'Accademia della Crusca o con la Treccani, con i vocabolari o i dizionari “veri”, tanto meno con gli studiosi della lingua e dei dialetti.
Alcune delle parole che abbiamo preso in considerazione, per esempio, non sono specificatamente pratesi, ma si riferiscono sicuramente a un'area toscana più ampia. Tuttavia quelle parole facevano comunque parte a pieno titolo del linguaggio cittadino e le abbiamo inserite nell’elenco. Altre venivano (o vengono) usate con un significato diverso da quello consueto della lingua italiana e sono diventate quindi “pratesi” a buon diritto. E del resto entrare nei meandri delle distinzioni a proposito dei confini geografici dell'uso delle parole è davvero questione da specialisti, sulla quale non abbiamo alcuna voce in capitolo. Così come non abbiamo osato addentrarci nelle differenze (che pure ci sono) tra zone diverse della città. Ci sono termini o varianti (spesso storpiature) che si usano a Iolo o a Galciana e che magari si ritrovano nel pistoiese. Termini che altre zone di Prato condividono con l’area fiorentina. Ma queste, appunto, sono cose da specialisti. A noi bastava realizzare una raccolta sul filo della memoria, prima personale e poi collettiva.Quando pubblicammo circa 200 parole sul sito del Tirreno poco più di un anno fa lo facemmo quasi come un gioco, chiedendo ai lettori di contribuire ad arricchire l'elenco con le loro conoscenze, con le parole che avevano a loro volta ascoltato da genitori e nonni. La risposta fu sorprendente. Il vocabolario ebbe migliaia di visualizzazioni e molti inviarono per mail i loro contributi.
Allora abbiamo deciso di riprendere quel filo di parole. Quelle che avevamo proposto, quelle che ci avete segnalato, altre che nel frattempo ci sono venute in mente. Abbiamo cercato riscontri e conferme in un libro di Annamaria Nistri e P. Piera Pelagatti (“Le parole di Prato“) e mantenuto un criterio molto largo di selezione, escludendo solo quelle che ci risultavano poco attendibili o dovute più a storpiature quasi “personali”, non diffuse.
Ancora una volta si tratta di criteri opinabili, ma, vale la pena ripeterlo, non siamo specialisti di storia della lingua e dei dialetti. Questa è la nostra cernita, il nostro “vocabolario pratese”: ora le parole sono quasi 600. Sono il pane quotidiano della nostra comunicazione informale o piccoli flash del passato, di persone che non ci sono più e che un po' rivivono nel pronunciarle.
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