Il Tirreno

Prato

Il “Gufo” non vola più, addio alla libreria

Maria Lardara
Il “Gufo” non vola più, addio alla libreria

La storica libreria di via dei Tintori a Prato, specializzata in editoria per bambini, tirerà giù la saracinesca prima di Natale. Un'altra vittima della crisi economica

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PRATO. Stavolta il lieto fine non c’è. Il finale è brutto e di sicuro non piacerà ai più piccoli. La storia è quella della libreria “Il Gufo” che se ne va, una storia di oltre trent’anni su cui calerà il sipario prima di Natale. Addio a un altro pezzo del centro storico, quello fatto di botteghe e negozi di vicinato e, perché no, di piccole librerie indipendenti che costituivano un faro di progresso culturale allevando, come in questo caso, i cittadini del domani.

Due generazioni - tra genitori e figli - sono cresciute frugando tra gli scaffali di questa colorata libreria, specializzata in editoria per bambini e ragazzi, avente nel suo dna il legame con il centro. In principio fu il punto vendita aperto in via Cairoli nel 1982, dieci anni dopo il trasferimento in via Tintori, a due passi del Duomo diventata ultimamente crocevia di spacciatori alla luce del sole.

Ma non è questo che ha fatto maturare nelle due socie, Marta Baroni e Simonetta Pasquini, la dolorosa decisione di abbassare una volta per tutte la saracinesca. Né c’è lo zampino dell’attivazione dei varchi elettronici proprio in via Tintori.

«Non abbiamo più i numeri per andare avanti - raccontano - La crisi economica ha portato al taglio di quei beni considerati superflui per le tasche di tante famiglie, come i libri». A ridursi progressivamente anche il rapporto con le scuole sempre più a corto di fondi per finanziare le tante attività e i progetti su cui “Il Gufo” ha sempre collaborato, come gli incontri in classe con gli autori.

«Tanta promozione s'è fatta nel corso degli anni - continuano le titolari - a fronte di un ritorno minimo. La verità è che a Prato si legge poco: a venire meno è la cultura del libro non solo come acquisto di un testo ma anche come piacere della lettura». C’è da dire che oggi per una libreria indipendente, senza grandi gruppi alle spalle e con l'assalto della grande distribuzione, è oggettivamente dura andare avanti.

Non solo. Se il buongiorno si vede dal mattino, nei primi approcci al libro conta sempre l’esempio dei grandi. «E per alcuni genitori - osserva Marta - il libro da ragazzi diventa l’oggetto più facile da tagliare piuttosto che la merendina…».

Questo angolo del centro storico vedrà così la fine di un presidio culturale frequentato da mamme e bambini, un luogo quasi surreale dove si respira ancora l’odore della carta e ci s’immerge nella magia di storie e colori. «La decisione di chiudere è maturata agli inizi di settembre: solamente per un discorso puramente amministrativo dobbiamo arrivare a fine anno. Per ora teniamo la svendita dei giochi didattici al 50%».

L'addio di una libreria rappresenta non solo una sconfitta del libraio-imprenditore ma anche la ferita di una comunità che diventa più povera. «Qualche volta - fa notare Marta - si punta a creare l’evento per riempire le piazze ma non si pensa a costruire una cultura giorno per giorno, che passa dall’educazione civile e dall’amore per i libri, per il teatro, il cinema o la musica».

 

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