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«Venite presto, nostra figlia sta male»
Droga, alcol, malori: una notte in ambulanza insieme ai volontari in servizio alla Pubblica Assistenza L’Avvenire
PRATO. C’è chi ha iniziato per caso, chi per seguire gli amici, chi ne ha sentito parlare a scuola e chi ha scelto a un certo punto della vita che era il momento di fare qualcosa per gli altri. Sono tante le motivazioni dietro la scelta di diventare volontario del 118, come diverse sono le età, unico l’obiettivo: aiutare gli altri prestando soccorso, assistenza e conforto. Dopo aver trascorso una notte insieme ai volontari della Pubblica Assistenza “L’Avvenire” di via San Jacopo, si capisce – anche se solo in parte – quanto l’associazionismo legato alle emergenze (Pubblica Assistenza, Misericordia, Croce d’oro e Croce Rossa) rappresenti un’eccellenza del territorio pratese e toscano: una risorsa essenziale per le aziende sanitarie che possono contare su una rete organizzata di volontari che per scelta si formano per salvare vite, dare sostegno a chi è vittima di malori, incidenti, o eventi che compromettano improvvisamente le condizioni di salute.
Il contatto umano. Un aiuto che spesso va oltre il primo soccorso e diventa un contatto umano, un sorriso, una parola a chi ha bisogno di aiuto, che sia tossicodipendente o un giovane che ha bevuto troppo, in una città che di notte mostra anche i suoi punti (e zone) fragili: dal parcheggio del Serraglio, ai giardini di viale Galilei, all’area di fronte alla stazione centrale. E quasi stupisce sentire le loro storie: molti i giovani (c’è chi ha iniziato a 15 anni!), che non sentono il peso di responsabilità così grandi, si muovono sicuri tra codici, defibrillatori, computer di bordo, raccontano con entusiasmo le esperienze fatte come volontari anche fuori Toscana, imparano a gestire l’emotività. «Perché qualcosa ti rimane sempre degli interventi – spiega Gabriele – è inevitabile, ci sono momenti in cui senti il peso del servizio magari dopo aver visto giovani perdere la vita per l’alta velocità». Sono 380 i volontari formati della Pubblica Assistenza “L’Avvenire” che prestano servizio sulle ambulanze di emergenza e soccorso. Se hai un momento di difficoltà non sei solo: sono organizzati in squadre, la guida è l’anziano (in termini di anni di sevizio) di turno. «Di notte in particolare è importante essere più o meno sempre gli stessi – aggiunge Francesco poco più che ventenne – perché cresciamo insieme e impariamo a conoscerci, essenziale durante un’emergenza». Una condivisione che va oltre l’orario del turno. «Siamo un gruppo di amici, usciamo anche insieme” raccontano Irene e Emanuele, anche loro vent’anni, coppia in squadra e nella vita.
Il nostro turno inizia alle 21,30, arriviamo con carta e penna, sperando di non avere colpi di sonno, pensando che ci potrà essere il tempo di averne. Ad accoglierci un bel gruppo di volontari, tra chi è di turno e chi nell’altra stanza gioca a calcio balilla, o a carte, poi il medico di turno del 118 Andrea Meoni specialista in medicina d’urgenza, (e vice presidente della Pubblica Assistenza), e un consigliere, e volontario, dell’associazione Alessandro del Panta.
Ore 22, prima chiamata.Una bella atmosfera, rilassata che si interrompe, pochi minuti dopo le 22 con la prima chiamata. In pochi attimi via in ambulanza con il medico a bordo, per il primo servizio. In squadra oltre a Meoni, Irene, Emanuele e Niccolò alla guida, tutti tra i 20 e i 22 anni. Una persona si è sentita male, la zona è viale Galilei all’altezza del parcheggio del Serraglio.«Questa zona la conosciamo bene, ci veniamo spesso – commentano i ragazzi - vengono da tutta a Toscana per comprare la droga qua». Nel tragitto il medico e i volontari si organizzano, preparano ciò che potrebbe servire alla persona da soccorrere grazie al computer di bordo che in tempo reale dà tutte le informazioni necessarie. Alle 22,10 arriviamo sul posto tutto funziona come un orologio, il tempo dell’intervento di Meoni, e di nuovo sull’ambulanza in direzione Pronto soccorso del Santo Stefano. «Dico sempre ai ragazzi che questo è come un secondo lavoro, richiede formazione e competenza - racconta Meoni che è anche Formatore Anpas – il medico da solo tutto non può fare è ha bisogno di persone competenti al suo fianco, io ho iniziato a 16 anni». Alle 22,40 rientriamo in via San Jacopo e alle 23,45 di nuovo in servizio. Questa volta senza medico a bordo, con Irene, Claudia, Dimitri e alla guida Michele, direzione Prato sud. «Sono diventato volontario in età adulta – mi confessa Michele, 50 anni - per caso, ho visto un manifesto con i corsi e mi sono chiesto cosa avessi fatto io fino a quel momento per gli altri, così ho iniziato. Qui se uno dà dieci riceve cento». Questa volta a chiamare, i genitori di un ragazzo; un forte disturbo gastrico. Di nuovo al Santo Stefano con il paziente e alle 0,25 già sulla via del rientro. In via San Jacopo intanto c’è qualcuno che festeggia. L’occasione è salutare Francesco che andrà a Milano a studiare economia. «Ho iniziato insieme ad altri tre amici – racconta - e alla fine solo io sono andato avanti». Un brindisi e alle 1,25 una nuova chiamata: partiamo con l’ambulanza senza medico a bordo, la direzione è piazza Europa con Massimo, Niccolò, Enrico e Gabriele alla guida: una persona che ha subito un’aggressione. Intervento dei volontari sul posto e via di nuovo al Santo Stefano. Mentre stiamo rientrando alla base alle 1,50 una nuova chiamata.
Una ragazza ha bevuto troppo. Ci spostiamo verso il Macrolotto, due genitori chiedono aiuto per la figlia che sembra aver bevuto troppo. «Quanti giovani ho visto così, che rabbia! – si sfoga Gabriele – sapere che spesso ubriachi si mettono alla guida senza pensare alle conseguenze». Arriviamo sul posto, i volontari oltre al primo soccorso dimostrano grande lucidità nel rapportarsi con la famiglia. Di nuovo in direzione del Santo Stefano, e alle 2,48 alla base. C’è anche una stanza adibita a dormitorio, quando c’è tempo. Non in questo caso perché alle 3,30 siamo di nuovo in strada, con il medico a bordo, verso La Briglia: un’anziana sente battere forte il cuore, è spaventata. In squadra, oltre al dottor Meoni, Margherita, Francesco, Dimitri e Alessio. Arrivati a destinazione, valutata la situazione, la visita di controllo, la signora si rilassa grazie anche ai volontari, racconta del lavoro del figlio, che si è impressionata, si scusa per averli svegliati. «Ho saputo di un corso per le emergenze a scuola – rivela sulla via del ritorno, Margherita – e mi sono iscritta». Al rientro l’altra ambulanza senza medico, è uscita. C’è un po’ di tempo per riposarsi. «Stasera è una serata tranquilla rispetto al solito» mi dicono. Verso le 4,30 qualcuno va a dormire. Alle 5 rientra anche l’altra ambulanza. Poco prima delle 6 li salutiamo, le squadre vanno a riposarsi pronte a scattare appena la centrale operativa chiama.
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