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BpVi, parte il ridimensionamento

BpVi, parte il ridimensionamento

Indiscrezioni confermate: 600 dipendenti da tagliare, 150 filiali da chiudere, 75 subito. Il ceo Iorio: «Utili da 530 milioni in 4 anni»

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PRATO. Confermate le indiscrezioni sul futuro della banca Popolare di Vicenza.

Il cda ha approvato ieri, il piano industriale che dovrà traghettare l'istituto di credito da qui fin al 2020 e che prevede un aumento di capitale per un miliardo e mezzo, la trasformazione in spa da concretizzarsi entro aprile 2016, con il cambio di governante da rinnovare entro giugno del prossimo anno. Il tutto però accompagnato da una profonda ristrutturazione delle macchina operativa.

Entro il 2016 è prevista la chiusura di 150 filiali (75 già nel 2015), questione quindi di pochi mesi, e le restanti 75 nel corso del prossimo anno. Non va meglio sul fronte dei dipendenti: gli esuberi, secondo il cda BpVi sono 600 (575 secondo fondi sindacali), 300 da mandare a casa nel corso del 2016, mentre i restanti tagli verranno spalmati anno dopo anno fino 2020. A fronte di una razionalizzazione così forte, però, il cda della banca ha annunciato circa 200 nuove assunzioni.

«Al momento - affermano i sidacati Fabi, First Cisl, Fiasac Cgil e Unisin in una nota, i cui rappresentanti hanno incontrato nei giorni scorsi il direttor generale Francesco Iorio - è prematura ogni valutazione in quanto le ricadute dovranno essere discusse nell'ambito di un'apposita procedura nella quale queste organizzazioni sindatii negozieranno numeri, condizioni e tutele. Una cosa è chiara - hanno proseguito - non lasceremo indietro nessun collega a prescindere per quale società del gruppo lavori».

Fabi, First, Fisac e Unisin ribadiscono la linea dura e chiedono che «prima di qualsiasi intervento sul personale» vadano eliminati «gli imbarazzanti consigli di amministrazione in essere nelle aziende del gruppo certamente più costosi dei lavoratori».

Una "pulizia dei vertici" chiesta da gran voce da lavoratori e sindacati «che deve includere - proseguono i rappresentanti sindacali - quelle figure apicali che hanno fatto scelte irresponsabili, non hanno vigilato, hanno umiliato il personale e che ancora oggi cercano di rovesciare sui colleghi colpe che vanno cercate altrove».

Secondo Giuliano Xausa, segretario nazionale della Fabi : «Il nuovo piano industriale incide pesantemente sui lavoratori e la magistratura deve fare chiarezza sugli errori gestione dei manager. Non accetteremo uscite obbligatorie e quanto alle annunciate assunzioni verificheremo che non restino lettera morta».

E' stato il direttore generale e consigliere delegato Ioroi a presentare i numeri del riassetto: «Prevediamo - ha detto - un utile superiore ai 200 milioni nel 2018 e superiore ai 330 milioni nel 2020». Mentre in relazione all'aumento di capitale che partirà nell'aprile nel 2016 (senza alcuna fusione fino alla quotazione in borsa) si è augurato che «i gli attuali soci possano essere convinti del valore della banca e sottoscrivano l'aumento di capitale. C'è la possibilità - ha proseguito - che alcuni operatori istituzionali e privati possano partecipare in maniera anticipata allo stesso».

Nell'ambito del riassetto che punta a una forte semplificazione complessiva del modello operativo bancario, Ioro ha anche annunciato «un accorciamento della catena di controllo e l'eliminazione di tutte le partecipazioni non strategiche. L'unica strategica - ha aggiunto - è Cattolica Assicurazioni, le altre saranno valutate in ottica di creazione di valore».

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