Il Tirreno

Prato

"Non si fermò a soccorrere Giancarlo: processatelo"

Giancarlo Ravidà, il ragazzo di 19 anni investito e ucciso in via Valentini
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Giancarlo Ravidà, il ragazzo di 19 anni investito e ucciso in via Valentini

Chiesto il rinvio a giudizio del marocchino di 28 anni che il 4 gennaio scorso investì e uccise il ragazzo di 19 anni in via Valentini a Prato

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PRATO. Giancarlo Ravidà aveva 19 anni. E' morto la mattina del 4 gennaio scorso nel reparto di neurochirurgia di Careggi. I soccorritori lo trovarono privo di sensi in via Valentini, a due passi da casa, sotto un'auto parcheggiata. Era stato investito. Le immagini video dell'urto furono pubblicate anche sul nostro sito per cercare testimoni dell'incidente.

Ora è stata depositata la richiesta di rinvio a giudizio per omicidio colposo e omissione di soccorso nei confronti del conducente dell'auto, un uomo di 28 anni, di nazionalità marocchina, che, nell'immediatezza, non si fermò a soccorrere il giovane studente. Lo fece però poco dopo, lasciando la macchina ad alcuni metri dal luogo dell'incidente.

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Guardò cosa stesse accadendo. Vide che il ragazzo era stato soccorso ma non intervenne direttamente. La richiesta, firmata dai magistrati Lorenzo Gestri e Antonio Sangermano, è arrivata dopo che, a giugno, si sono chiuse le indagini. Due le perizie che il giudice dovrà valutare, quella richiesta da Sangermano e Gestri, di Dario Vangi (uno dei periti della strage di Viareggio) e quella della difesa realizzata dal tecnico esperto di incidenti stradali Massimo Pola.

«Dalla perizia emerge che l'auto viaggiava a circa 40 chilometri orari - spiega Leonardo Pugi, avvocato del conducente dell'auto - e si trovava sulla giusta corsia di marcia. Lui si fermò a vedere cosa fosse accaduto e vide che il ragazzo era già stato soccorso. L'omissione è, secondo me, tutta da verificare».

UNA MORTE CHE SCOSSE PRATO

Di diverso avviso invece l'avvocato della famiglia Ravidà, Luca Brachi. «Diversi e distinti profili che emergono dalla perizia riferiscono, a nostro avviso, di una responsabilità ben chiara e ben delineata. L'omissione di soccorso si concretizza non nel non aver ammesso la propria responsabilità sul posto ma nel non aver fatto niente. Per quanto riguarda la dinamica dell'incidente invece il punto centrale non è la velocità ma il fatto che, nonostante la visibilità chiara, il conducente non abbia frenato»

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