San Michele, la storia dei quattro carri in concorso
Non mancano le idee ai rioni in lizza, dalla tristezza all'ironia, sempre legate alla storia del paese
PRATO. La serata di sabato del San Michele era iniziata con i celesti, che con “Il corpo pieno non crede al digiuno” hanno aggiunto un nuovo capitolo alla loro personale raccolta di diari di paese. In molti hanno riconosciuto la voce recitante, Mauro Bindi, anziano considerato un po' la memoria storica del paese. E alla sua si susseguono le voci di altri carmignanesi: Giuseppe e Lina, 102 e 99 anni, Carmine, immigrato molti anni fa dalla Calabria, la giovane Xien dalla Cina, Samba dal Senegal e tanti altri. Raccontano come Carmignano in un secolo è cambiata, dalla fine dalla Grande guerra ad oggi: paese di contadini e scalpellini, poi di immigrati dal suda, di magliai e operai e di giovani, oggi, che riscoprono l'agricoltura . Ma è solo un prestesto per raccontare un'altra storia, molto più attuale: quella del lavoro che c'era e non c'è più, dei tanti che lo cercano e non lo trovano, di quelli che lo supplicano.
I bianchi (“E le stelle stanno a guardare”) hanno puntato sulla grande storia e la grande guerra, per raccontare le guerre di ieri e di oggi e tutte le loro contraddizioni e falsi ideali. Lo spunto è quello offerto dalla storia di Egidio Raimondo Maccanti, carmignanese del 1876 che prese i voti a Fiesole e fu prima volontario sul fronte francese e poi cappellano militare nella prima guerra mondiale, dove morì distinguendosi in numerose azioni di soccorso ai feriti che spesso portava a spalle dal campo di battaglia alle retrovie. Ma è solo l'inizio appunto e, in una sfilata giocata tutta sul simbolismo e tre colori, con grandi carri che sono piccole macchine sceniche (che si aprono anche) spuntano qua e là i riferimenti al mondo di oggi, alle foto dei bambini nati in zone di guerre alla tute arancioni dei prigionieri degli jihadisti.
Se nelle prime due sfilate dominano i toni cupi e la tristezza, il verde porta in piazza un'ironia a tratti quasi irriverente. Il soggetto appartiene alla tradizione della festa: il “Sogno di Natale” è la storia di Pietro Nencioni, uno tra gli ultimi medici condotti vecchio stile, un medico rimpianto che è stato confessore e amico di una Carmignano di altri tempi, dal 1938 al 1984, che l'ha accolto e amato. Un medico che curava principalmente con le parole giuste e i gesti , il rispetto e tante barzellette. Raccontando lui si racconta anche il paese. Ma è il modo scelto che rompe gli schemi, con trovate sceniche sicuramente originali: un film nel film che ti trascina, grandi e bei carri ma tanto spazio anche alla recitazione e mimica. Tre anni fa la nipote del medico, che il nonno forse l'aveva conosciuto poco e l'ha perso a dodici anni, ha deciso di scrivere un libro per riannodare un filo interrotto. L'ha fatto raccogliendo i ricordi di chi l'ha conosciuto ed è da lì che nasce la sfilata.
Non meno originale è la chiave scenica dei gialli. A volte basta il guizzo di un'idea bloccare lo sguardo dello spettatore, come le grande maschere di cartapesta calate sulla testa dei protagonisti e un testo che strizza l'occhio a più film in una citazione continua. I carri magari sono meno maestosi delle altre contrade, anche se lo il Campano, la torre del castello, che si apre e lascia uscire il modellino di un shuttle che punta la luna strappano applausi. “Castelli in aria” è la storia di un bambino carmignanese ora cresciuto, un falso bullo che amava leggere ma si vergognava di farlo vedere e che racconta la storia di un grande che aveva invece saputo in parte rimanere bambino, il custode del Campano Ugo Banci. Una storia a tratti trasognante, come sanno essere i bambini, dove il castello di Carmignano si anima di indiani e cowboy, pirati e astronauti, cavalli ed auto d'epoca.
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