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Prato

la decisione

E la Fondazione si smarca stop affitto e rapporti bancari

PRATO. La doppia inchiesta - a Prato e Vicenza - avviata sulla gestione di BpVi ha creato non poco allarme tra i membri del consiglio di indirizzo della Fondazione Cassa di Risparmio che si sono...

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PRATO. La doppia inchiesta - a Prato e Vicenza - avviata sulla gestione di BpVi ha creato non poco allarme tra i membri del consiglio di indirizzo della Fondazione Cassa di Risparmio che si sono riuniti l’altro giorno, assieme alla presidente Fabia Romagnoli e al cda. Netta la decisione dell’organismo: prendere le distanze in ogni modo possibile dalla Popolare di Vicenza con mandato a risolvere il contratto di affitto dei locali nei quali da tempo immemorabile la Fondazione si riunisce e fino al punto da chiudere il conto corrente alla BpVi. Insomma, la situazione della Popolare preoccupa moltissimo in particolare per l’incertezza del futuro: cosa possa emergere dalle indagini avviate. E’ stata la presidente Romagnoli, tempo addietro, a confermare la volontà di procedere con la separazione tra Fondazione Cassa e BpVi, ora c’è stata l’accelerazione. Niente aumento di capitale (deliberato dalla Popolare di Vicenza per un miliardo e mezzo), nuova sede (ancora da trovare) per la Fondazione, rapporti bancari messi in discussione.

Sul fronte delle azioni BpVi in portafoglio alla Fondazione (circa 22 milioni, pari allo 0,5 del capitale totale della banca) svalutati di circa 5 in seguito al taglio del valore dei titoli passati da 62,5 a 48 euro) la Fondazione, come del resto tutti gli altri azionisti, più o meno volontari, della Popolare vicentina, ha le mani legate. L’unica possibilità resta quella di attendere lo sbarco in borsa (atteso per il primo trimestre 2016) quando ci saranno un mercato e un prezzo per ciascuna azione sul quale decidere se vendere o non vendere il pacchetto posseduto. Il rischio, che ben vedono gli analisti finanziari, è però che il valore delle azioni tracolli e che i soci BpVi - piccoli o grandi ha poca importanza - debbano prima o poi fare i conti con nuove perdite sostanziose.

Ed è proprio per cercare di limitare i danni che i soci pratesi della Popolare vicentina, il gruppo degli “arrabbiati”, attende il deposito delle citazioni che sta ultimando l’avvocato Luca Pilacci: «Sull’inchiesta non ho nulla da dire - afferma il legale - i processi si fanno nelle aule di giustizia». Ma è Bruno Caparrotti, architetto, il portavoce dei trenta delusi che hanno dato l’ok al contenzioso, a commentare: «Le indagini in corso - dice - dimostrano che proprio sciocchi non eravamo ad affermare che qualcosa in BpVi non andava. O meglio, noi siamo stati fessi a fidarci e a comprare le azioni, ma qualcuno altro ha giocato sporco». Ed è rete Imprese Prato ad esprimere «fortissima preoccupazione» per le ricadute che le indagini potranno avere sul tessuto imprenditoriale del distretto.

Cristina Orsini

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