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I sindacati: "Con la chiusura della Prefettura in gioco la sopravvivenza dei servizi"
Prato, "Non una riorganizzazione ma un taglio verticale che segna l’arretramento della presenza dello Stato sul territorio" tuona Minedo Dominici, del coordinamento regionale del Ministero dell'Interno per la Cgil
PRATO. Vent’anni fa fu istituita, vent’anni dopo il suo destino è appeso a un filo, o meglio dipenderà da quello di Pistoia. Giù le mani dalla prefettura della seconda città più grande della Toscana, la terza del Centro Italia: ad alzare la voce sono le tre sigle Cgil, Cisl e Uil che, nella sede di via Cairoli, hanno indetto martedì 22 settembre un’assemblea sindacale con i 50 dipendenti perché Prato, insieme a Massa-Carrara, è l’unica provincia toscana a essere interessata dal piano di riorganizzazione del ministero dell’Interno che prevede, appunto, lo smantellamento di 23 prefetture sul territorio nazionale con l’accorpamento alle sedi più vicine (in questo caso Prato- Pistoia e Massa-Lucca).
«Non una riorganizzazione ma un taglio verticale che segna l’arretramento della presenza dello Stato sul territorio - tuona Minedo Dominici, del coordinamento regionale del Ministero dell'Interno per la Cgil - ben sapendo quali siano qui le specificità legate alle funzioni della prefettura pratese e ai carichi di lavoro dettati dal fenomeno migratorio». Nessuna rivendicazione campanilistica dietro la difesa delle diramazioni territoriali del ministero di Alfano ma il timore che a pagare le conseguenze di questi tagli siano proprio i cittadini: uno dei rischi paventati dal sindacato è che i pratesi debbano scomodarsi fino a Pistoia in caso di ricorso al prefetto per una multa o per un’infrazione al codice della strada.
«Ci aspettiamo una mobilitazione a livello locale a difesa della prefettura - prosegue il sindacalista - anche perché è in gioco la sopravvivenza di servizi in una città di 190mila abitanti, la seconda della Toscana».
Nessuno dei 50 dipendenti rischia il posto di lavoro (alcuni assorbiti dalla sede pistoiese, altri ricollocati in altri uffici legati al ministero dell’Interno) ma, secondo i sindacati, sarebbero i cittadini le vittime designate di questa manovra attesa per il 2016: in pratica, dal primo gennaio prossimo al 31 dicembre 2016 la prefettura pratese diventerebbe uno sportello transitorio per poi attuarsi il trasferimento vero e proprio a Pistoia.
Ma la realtà pratese ha un unicum che si chiama immigrazione cinese con tutte le pratiche burocratiche a quella connesse. Imponenti i numeri dell’ufficio immigrazione di via Cairoli che gestisce qualcosa come 700 pratiche di ricongiungimento all’anno, si occupa di flussi d’ingresso, decreti di espulsione e conversione dei permessi di soggiorno (da studio a lavoro, ad esempio). Dietro l’angolo, un’altra scure sui servizi dell’amministrazione centrale sul territorio: oltre alla Prefettura, Prato rischia di perdere anche il comando provinciale dei Vigili del fuoco.
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