Il presidio
Povertà in aumento, sono nove le nuove associazioni che se ne occupano
Prato, il mondo del volontariato cresce con l’aggravarsi della crisi. In due anni le realtà aderenti al Cesvot che si occupano di sociale sono passate da 183 a 192
PRATO. Il volontariato pratese cresce, anche per necessità. Dalle 183 associazioni, aderenti al Cesvot (il Centro Servizi Volontariato Toscana) nel 2013, si è passati alle 192 nel 2015 (dati al 15 settembre). Un aumento che, viste le tipologie in cui si registra, la dice lunga sulla crisi che Prato, come il resto d’Italia, sta vivendo.
Gran parte dell’associazionismo pratese, infatti, si concentra su sociale e sanitario: 118 le associazioni di questo tipo, iscritte nel 2013, 126 nel 2014 e 125 nel 2015. Lieve crescita anche per quelle che si occupano di tutela e promozione dei diritti (da 6 a 8).
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Che questi fossero temi che poi sarebbero diventati vere e proprie emergenze era emerso fin dal 2010 quando proprio la delegazione pratese del Cesvot iniziò con le associazioni del territorio ad occuparsi di nuove povertà con il primo mercato del baratto e incontri sugli stili di vita. Quando su un territorio si costituisce un’associazione di volontariato, vuol dire che c’è un’esigenza o un disservizio. E serve aiuto.
Oggi come confermano gli ultimi dati del rapporto Caritas, la lotta alla povertà è diventata un’emergenza nazionale in un Paese che, su questo, investe meno degli altri in Europa. Dall’indigenza all’emarginazione sociale il passo è breve. "Per questo il volontariato è sempre più una ricchezza – spiega Cristina Tacconi presidente del Cesvot di Prato – per lo stretto legame con il territorio, la capacità di coinvolgimento, di aiutare le persone in difficoltà e tutelare i diritti".
Le emergenze sono le stesse ma i tempi e la società, sono cambiati. "Il momento è difficile per tutti, per questo è necessario anche da parte del volontariato un salto culturale, saper fare un passo indietro per chi guida da tanti anni un’associazione, grande o piccola che sia: dare spazio ai nuovi volontari, ai giovani a cui figure storiche del volontariato pratese possono dare moltissimo in termini di esperienza. Altrimenti – continua Tacconi - si rischia di diventare noi stessi dei burocrati".
Un cambio di passo necessario anche da parte delle amministrazioni pubbliche. «Essere meno autoreferenziali e sapere ascoltare, offrire opportunità per far avvicinare i giovani al volontariato, per imparare a confrontarsi, fare qualcosa insieme ad altri e per gli altri, intendendo anche per l’ambiente o per la città». A Prato le associazioni culturali oggi sono 21, 18 quelle che si occupano di ambiente e 12 di protezione civile.
"In questi anni hanno contribuito molto a sensibilizzare sul rispetto dell’ambiente e del nostro patrimonio culturale". Di partecipazione comunque negli ultimi tempi se ne parla (Prato ha anche un assessore con delega ad hoc, Simone Mangani): «E' senz’altro un’apertura – conclude Tacconi – ma, non solo a livello locale, si parla di reti, tavoli, troppo spesso sul piano teorico e soprattutto in modo autoreferenziale, mai mettendosi sullo stesso piano dell’associazionismo. Oggi, invece, con le risorse sempre più scarse, è fondamentale la stretta collaborazione fra pubblico e terzo settore».
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