Alla sbarra gli spavaldi della “gang del Soccorso”
Sono 19 i giovani che sono comparsi davanti al giudice dell’udienza preliminare per rispondere di una serie infinita di scippi, rapine, furti e pestaggi: 43 parti lese
PRATO. A quasi tre anni dagli arresti che sgominarono quella che fu chiamata la cosiddetta “gang del Soccorso”, 19 giovani sono comparsi martedì davanti al giudice dell’udienza preliminare, che dovrà decidere se rinviarli o meno a giudizio. Devono rispondere a vario titolo di una serie infinita di scippi, rapine, furti e pestaggi che per almeno un anno costituirono una vera e propria emergenza sul fronte della criminalità cittadina.
Li chiamarono la “gang del Soccorso” perché, secondo gli investigatori, avevano l’abitudine di riunirsi nel quartiere prima di partire per le loro scorribande, e perché molti di loro abitano proprio lì.
Dell’elenco fanno parte Alessandro Curto, Ivan Troia, Giacinto Giuliano, Adenis Meta, Aldo Ismaili, Aldrin Ramadani, Guido Caliendo, Tarik Bajji, Sebastian Dema, Agron Dajlanaj, Mourad El Gatraoui, Karim Satouri, El Mahdi Sejja, Leonidha Aliaj, Ilir Bardhaj, Ervis Aliaj, Christian Curto, Massimiliano Menconi e Sergio Dema, che coi suoi 35 anni è il più grande del gruppo, mentre quasi tutti gli altri hanno poco più di 20 anni. Come si vede, un’alleanza tra italiani, albanesi e nordafricani che, almeno in questo settore, ha superato agilmente i problemi di integrazione.
Le parti offese sono un piccolo esercito, 43 persone che tra la fine del 2011 e il dicembre 2012 hanno avuto la sfortuna di incrociare uno o più membri della gang e sono state scippate, rapinate o anche solo “semplicemente” picchiate, com’è accaduto a un testimone, perché minacciava di fare i nomi alla polizia. Anche gli esercenti del Soccorso li temevano. La notte di Natale del 2011, secondo l’accusa, Alessandro Curto e Ivan Troia minacciarono il presidente di un circolo che non li voleva far entrare perché senza tessera («Vi faccio chiudere, qui non sopravvivi, ti portiamo via tutto, anche il televisore di marca»). Subito dopo rapinarono una coppia di cinesi davanti al circolo. Secondo gli inquirenti lo fecero proprio per pregiudicare l’attività del circolo.
La gang del Soccorso prediligeva le vittime cinesi, ma non disdegnava gli italiani: uomini e donne che nel tempo sono stati aggrediti per strappare loro dal collo le catenine d’oro che poi venivano rivendute ai “compro oro”. Qualcuno è finito anche all’ospedale. Sfileranno tutti come testimoni nell’eventuale processo.
Negli ultimi tempi i ragazzi della gang del Soccorso si erano fatti ancora più spavaldi: riempirono i muri del quartiere con scritte contro gli “sbirri” e il capo della Mobile, Francesco Nannucci. Lo stesso Nannucci che nel giro di poche settimane li arrestò tutti.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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