Il presidio
Dagli scarti del cachemire nasce una nuova imbottitura
L’idea di quattro imprenditori pratesi. Uno di loro dieci anni fa ha collaborato all’apertura di una fabbrica con 250 dipendenti in Cina e ora ha fondato una società con sede a Montemurlo
PRATO. Dieci anni fa, in Cina, ha dato una mano ad aprire una fabbrica tessile, la Nobilia, che ora dà lavoro a 250 persone; quest’anno, a Prato, insieme a tre soci, ha fondato la Cashpad, una società con dieci dipendenti che si propone di realizzare imbottiture usando gli scarti del cachemire, in alternativa alle piume.
Lui è Enrico Diddi, imprenditore pratese di 54 anni, e di lui si è occupato qualche giorno fa il Corriere della Sera in un articolo che spiega perché gli investimenti occidentali in Cina non rientrano nei paesi d’origine. Non rientrano, dice Diddi, semplicemente perché lavorare in Cina è ancora molto più conveniente rispetto ai paesi occidentali. La scoperta dell’acqua calda, se vogliamo, ma utile in un periodo come questo in cui la locomotiva cinese rallenta, il prezzo del petrolio si è dimezzato e Pechino si è vista costretta a svalutare lo yuan per sostenere le esportazioni.
Dell’avventura cinese Diddi non vuole parlare perché, dice, non è stato lui a investire 25 milioni di euro nella fabbrica di Suzhou, provincia di Wuzhong. Sono stati altri, in prevalenza stranieri, di cui non è autorizzato a fare il nome. E in effetti cercando nel web si apprende che i capitali sono italiani, cinesi e americani, con il management a Hong Kong e showroom a Shanghai e New York. Lui, Diddi, dice di essere stato coinvolto nel progetto nella fase di start up e di aver messo a disposizione degli investitori le sue conoscenze nel settore.
Parla volentieri invece della nuova avventura a Prato, o meglio Montemurlo, dove è stata fondata la Cashpad, che al momento si regge sul brevetto di un prodotto, una ovatta realizzata coi cascami del cachemire. Materia pregiata lavorata in Italia, spiega l’imprenditore, non in Cina.
La Cashpad è una srl con capitale di 20.000 euro, le cui quote sono equamente divise tra lo stesso Enrico Diddi, Marco Cini, Francesco Michelacci ed Edoardo Mariotti. La sede legale è a Prato, quella produttiva a Montemurlo in via 25 Aprile 16, dove al momento, in realtà, c’è solo un capannone anonimo.
Di commesse ancora ufficialmente non si parla (la società è stata costituita all’inizio dell’estate), ma l’idea che sorregge la scommessa dei quattro soci è l’innovazione sul prodotto. «Per come la vediamo noi - spiega Diddi - è l’alternativa alla piuma, ed è anche più ecosostenibile». Un’idea che si inserisce nel solco della tradizione pratese, che sul rigenerato ha costruito parte delle sue fortune. Ora sarà il mercato a dare il suo giudizio, come sempre.
Certo è tutta un’altra cosa rispetto alla fabbrica Nobilia, una grande azienda di filati che ha tra i suoi clienti marchi di caratura mondiale come Gap o Banana Republic, sempre a quanto dichiarato da Diddi al Corriere della Sera. E ai cui soci non passa per l’anticamera del cervello di spostarsi in qualche paese occidentale, dove il costo del lavoro è doppio o triplo e i margini di guadagno si assottigliano spesso fino a sparire.
Paolo Nencioni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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