Italia
Parto dopo tre giorni di ricovero, muore la bambina
Per l’Asl di Prato si è trattato di un caso di morte intrauterina del feto. I genitori hanno presentato un esposto e il magistrato dispone una seconda autopsia
PRATO. Aspettavano una bambina e ora piangono sul corpo senza vita di quella che doveva essere la loro prima figlia. Una coppia di giovani operai, entrambi di origine cinese, ha vissuto il dramma all’ospedale Santo Stefano e oggi, 18 luglio, hanno presentato un esposto per chiedere che la magistratura accerti se si è trattato di una tragica fatalità oppure se qualcuno ha sbagliato. Il fascicolo è sulla scrivania del sostituto procuratore Francesco Sottosanti, che disporrà una nuova autopsia, dopo quella eseguita su disposizione dell'Azienda sanitaria.
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Secondo quanto il marito ha riferito all’avvocato che li assiste, grazie a un interprete, la storia inizia nella serata di sabato 11, quando la moglie, 26 anni, al nono mese di gravidanza, accusa dolori all’addome e viene portata in ospedale. Secondo il marito le acque si erano già rotte e dunque il parto doveva essere imminente. «Le acque non si erano rotte - replica però il dottor Giansenio Spinelli, primario del reparto di Ostetricia - C’era un sospetto di sacco rotto e per questo abbiamo messo la paziente sotto controllo costante. Tutto è stato regolare e nulla lasciava presagire quello che poi è accaduto. Non abbiamo idea di cosa sia successo, posso solo dire che si è trattato di una morte intrauterina del feto e che casi del genere, purtroppo, si verificano due-tre volte ogni mille parti». Una statistica che non rassicura la coppia. Anche perché il parto, quando la bambina era già morta, è avvenuto col taglio cesareo tre giorni dopo, il 14 luglio. Il marito sostiene che la moglie voleva subito il cesareo e che l'hanno convinta a non farlo.
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La madre mancata è in lacrime, il marito pure. Non hanno capito che cosa non ha funzionato e venerdì 17 si sono rivolti all’avvocato per presentare un esposto. «Una cosa che mi coglie di sorpresa - dice il dottor Spinelli - Ho parlato a lungo con loro e spiegato cosa era successo. Non mi sembrava che volessero fare un passo del genere. Comunque noi siamo tranquilli, facciamo 2.800 parti all’anno, ci sono persone preparate e di gran cuore. E’ stato fatto tutto secondo le regole». Alla seconda autopsia, disposta dal magistrato, potrà prendere parte anche un medico legale della famiglia. L'Asl comunque dopo il decesso non ha convocato l'Unità di crisi, e questo lascerebbe pensare che secondo l’Azienda sanitaria non sono stati commessi errori.
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