Il presidio
Con gli swap il Comune ci ha rimesso 13 milioni
Prato, il calcolo del danno è stato fatto da consigliere di minoranza Antonio Longo. In Tribunale prosegue il processo per truffa a carico dell’istituto Dexia Crediop
PRATO Se il Comune nel 2002 non avesse deciso di ristrutturare il debito attraverso i cosiddetti strumenti derivati, o “swap”, avrebbe risparmiato 13 milioni di euro. Cioè avrebbe pagato poco più di 11 milioni di interessi anziché 24. Il calcolo è stato fatto dal consigliere di minoranza Antonio Longo (Prato con Cenni) nel giorno in cui in Tribunale veniva celebrata l’ennesima udienza del processo a carico dell’istituto di credito Dexia Crediop e del suo funzionario Riccardo Sommavilla, accusati di truffa ai danni del Comune. Processo che non si concluderà prima dell’autunno inoltrato e il cui esito non è affatto scontato. Intanto ci sono i conti di Longo, che premette di non essere uno specialista (pur essendo laureato in economia aziendale) ma che ha il pregio della chiarezza.
Il consigliere di minoranza ripercorre la storia dell’operazione finanziaria fin dalla prima determinazione dirigenziale, la 1.077 del 17 aprile 2002, e poi tutti i successivi passaggi in consiglio e in giunta (Mattei e Romagnoli, Pd), mettendo a confronto quanto il Comune avrebbe pagato continuando a versare gli interessi alla Cassa depositi e prestiti e quanto in effetti ha pagato dopo essersi affidato alle “cure” di Dexia Crediop, nella duplice veste di advisor (cioè di soggetto che consiglia qual è l’offerta migliore) e di prestatore (visto che guarda caso risultò che l’offerta migliore era proprio quella di Dexia).
La differenza, se Longo ha fatto bene i conti, sono questi 13 milioni. Finora si era calcolato un maggiore esborso di cinque o sei milioni, che sarebbero stati comunque tanti. L’iniziale imputazione nei confronti dei Dexia Crediop, che ora non naviga in buone acque, fu di aver classificato il Comune di Prato come “operatore finanziario qualificato”, dunque non meritevole di particolari avvisi da parte della banca. In realtà l’avvocatessa Coppi che difende Dexia ha chiarito ieri che così non fu e che gli avvisi furono dati.
Però andarono a vuoto, se è vero che il ragioniere capo dell’epoca, Graziella De Castelli, ha avuto modo di confessare candidamente in aula che di swap e derivati lei non capiva un granché. E così quando i tassi sono cresciuti il Comune era garantito, ma quando sono scesi, e sono scesi di parecchio, l’interesse non ha potuto scendere oltre una certa soglia, come prevedeva il contratto. Ieri in aula sono stati sentiti un funzionario di Bankitalia e uno di Dexia e il processo è stato aggiornato a settembre.
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