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L'associazione magistrati bacchetta l'ex procuratore capo
Dura presa di posizione dell'Anm toscana contro il libro di Piero Tony: "Se aveva qualcosa da denunciare lo doveva fare prima di andare in pensione"
PRATO. La Giunta distrettuale Toscana dell'Associazione nazionale magistrati, all'unanimità, "sente il dovere di esprimere profondo dissenso per le affermazioni contenute nel libro scritto dall'ex collega Piero Tony, dal titolo "Io non posso tacere", laddove l'autore, che per molti anni ha esercitato l'attività di magistrato in Toscana, ricoprendo anche il ruolo di presidente del Tribunale per i minorenni di Firenze e di procuratore della Repubblica di Prato, ha ritenuto, solo dopo essere andato in pensione, di pubblicare un testo dalla valenza oggettivamente delegittimante dell'intero Ordine Giudiziario, in quanto intessuto di giudizi del tutto infondati". Così una nota diffusa dall'Anm toscana su una recente pubblicazione del magistrato Piero Tony.
"Non è del resto accettabile - continua il testo - che chi ha ricoperto importanti incarichi direttivi attenda di andare in pensione per esprimere pubblicamente i propri asseriti convincimenti critici sulla categoria professionale di appartenenza, quando invece, coerentemente ai propri dichiarati convincimenti, l’ex collega Tony avrebbe potuto e dovuto tradurre in denunce ed iniziative formali le distorsioni di cui lamenta soltanto la diffusa esistenza. Non è del pari accettabile che si pretenda di riscrivere la storia di processi definiti con sentenze passate in giudicato con interpretazioni soggettive, radicalmente smentite dalle emergenze processuali, oppure di processi non conclusi nelle aule per morte dell’imputato, oppure ancora, vagheggiare indimostrate dietrologie con riferimento all’istituto dell’applicazione extradistrettuale di magistrati, che, come è noto, costituisce un meccanismo ordinamentale assolutamente consueto, applicato abitualmente per garantire la funzionalità del processo".
"A tutela, quindi, dei colleghi, inquirenti e giudicanti - conclude la lettera dei magistrati - che ogni giorno, senza essere in alcun modo condizionati da clamore mediatico o da altre motivazioni, compiono responsabilmente il proprio dovere, la Giunta ribadisce che la realtà dei fatti non è quella descritta nel libro di Piero Tony, ma è il portato del quotidiano impegno e sacrificio dei magistrati, e sottolinea al contempo il dovere di denunciare eventuali e singole patologie quando si è nell’ esercizio delle funzioni giudiziarie, in specie se direttive, e non quando si è nella comoda posizione di potere dire tutto, senza assumere alcuna responsabilità. La Giunta ribadisce pertanto che imprescindibili doveri deontologici ed etici del magistrato sono la sobrietà, la riservatezza, il rifiuto di ogni vanità ed autocompiacimento nonché il rispetto per le sentenze, specie quando trattasi di pronunciamenti passati in giudicato, e la perdurante coscienza dell’imprescindibile ruolo che la magistratura svolge nel Paese".
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