Il presidio
Spunta un grosso serpente, niente paura è un biacco
Erano da poco passate le 9 quando un uomo, passeggiando col cane, ha visto il serprente nella zona di Parco Prato: "Sono dieci anni che nessuno si occupa di questo spazio". Il responsabile del Centro di Galceti: "Non è velenoso, è tipico delle nostre zone e non è da uccidere"
PRATO. Ancora proteste dei residenti della zona adiacente a Parco Prato per l’incuria di un’area verde adiacente alle loro abitazioni. Si tratta di un campo enorme che viene tenuto con l’erba altissima e che alle 9 giovedì 11 giugno ha presentato ai residenti una ennesima sorpresa, sgradevole: attorcigliato alla vegetazione in via Martino Mati c’era un grosso serpente, un biacco.
“Un mio vicino di casa – si lamentano i residenti – stava portando a passeggio il cane quando ha visto questo enorme serpente. Ha scattato la foto per testimoniare la situazione. Sono dieci anni che la situazione è questa e non riusciamo a trovare una soluzione per risolverla. A volte abbiamo chiamato noi alcuni contadini per sistemare il terreno ma non crediamo sia giusto che nessuno sia responsabile della manutenzione di un’area a ridosso delle case”.
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E' il responsabile del Cnetro di scienze naturali di Galceti, Matteo Pellegrino, a rassicurare: "La specie individuata è nella zona del Parco Prato è un Biacco (Hierophis viridaflavus), conosciuto in Toscana anche con il nome di "Frustone" - afferma - a causa della falsa credenza che utilizzi la coda come una frusta per difendersi. E' il serpente assolutamente più comune nella nostra regione, non è velenoso e preferisce la fuga a qualsiasi altra azione difensiva".
"La presenza di questi animali in uno sprazzo di vegetazione della nostra città - prosegue Pellegrino - non è sinonimo di cattiva manutenzione del verde ma non fa altro che incrementare la biodiversità naturale del nostro territorio e anzi, queste specie potrebbero essere perfino utili al fine di limitare le popolazioni di ratti e topi. Invitiamo chiunque avvisti altri esemplari a non ucciderli ma a contattare gli enti appositi".
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