Ora la Lega Nord suona la carica: «Ci faremo valere»
Ovattoni, capolista, raggiunge le 2270 preferenze ma le camicie verdi di Prato non vanno in consiglio
PRATO. Altro che Lega Nord. Ora le truppe di Matteo Salvini, che hanno scavallato gli Appennini per fare breccia nelle terre del Granducato (a livello regionale Borghi, il loro candidato presidente ha preso il 20%), hanno un avamposto anche a Prato. La carica leghista suona, sfonda come secondo partito alle spalle del Pd ma non ha voce sui banchi dell’opposizione nel consiglio comunale pratese. L’exploit della Lega, che a Prato porta a casa il 17,52% (in coalizione con Fratelli d’Italia che ha guadagnato un 6,28% di tutto rispetto, la migliore performance sopra la media regionale) che ha incoronato il commissario provinciale Patrizia Ovattoni con il record di preferenze (2770), non basta però per portare a Palazzo Panciatichi un rappresentante pratese fra i sei seggi che porta in dote la Lega. Voto di protesta, oppure un modo per colmare il vuoto lasciato a destra con il venir meno della leadership berlusconiana, sostituita da quella di Salvini? Di certo la Lega è andata meglio a Lucca, Pisa e Grosseto ma per Prato, dove il dato è comunque leggermente superiore alla media regionale (16,16%), si tratta di un risultato soddisfacente. «Non mandiamo consiglieri regionali pratesi però faremo valere le nostre istanze, dando priorità alle politiche che facciano gli interessi degli italiani. Abbiamo lavorato sodo per ottenere questo risultato, a partire dalla raccolta delle firme. Ne servivano 8 mila e non avevamo consiglieri regionali uscenti». Se alle regionali del 2010 la Lega Nord a Prato sfiorò il 10%, alle amministrative del 2014 ha fatto flop non riuscendo nemmeno a prendere un consigliere d’opposizione. Incalza Ovattoni: «Ci ha premiato il radicamento sul territorio».
Maria Lardara
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