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All'ospedale scambiano una ghiandola per un'infezione
Tre giorni in osservazione e dimissioni a Prato, poi il responso ben diverso appena arriva a Careggi. La disavventura sanitaria di una donna di 28 anni
PRATO. All’ospedale di Prato le avevano diagnosticato un’infezione urinaria con un ricovero di tre giorni, al pronto soccorso di Careggi le hanno riscontrato invece la presenza di una ghiandola. Due diagnosi diverse nel giro di trenta chilometri, due terapie diverse prescritte da medici altrettanto diversi. Può succedere? Sì, e per giunta, è capitato nell’arco di una settimana. Nel frattempo, non accennava a diminuire il fastidio all’inguine sinistro di Valentina, come si chiama la 28enne che sabato 9 maggio si è presentata dolorante al pronto soccorso di Prato per il primo accesso, per poi essere trasferita nel reparto di osservazione breve, al primo piano dell'ospedale di Galciana, nelle ore successive. Dove è rimasta fino a lunedì 12, mentre – stando al racconto della giovane donna - veniva sottoposta a ecografie e visite ginecologiche, infine rimandata a casa con il responso di un’infezione urinaria mentre come rimedio veniva indicata una terapia a base di antibiotici.
"Mi hanno rigirato come un calzino per rimandarmi a casa ancora con i dolori", lamenta la donna che il 14 maggio, esattamente a distanza di due giorni dalle dimissioni dal nosocomio di Prato, decide di riaffacciarsi nuovamente in una corsia di ospedale, dirigendosi per scrupolo stavolta verso il pronto soccorso di Careggi. "Lì i medici mi hanno diagnosticato una cisti ovarica di quasi 5 centimetri (in realtà nel reparto di parla di corpo luteo, una ghiandola che compare durante il ciclo, ndr) da tenere sotto controllo per evitare possibili interventi chirurgici, rinviandomi al medico di famiglia per l'evoluzione del quadro clinico: era quello il motivo dei miei dolori. Per carità, nulla di grave perché c’è di peggio in giro ma mi chiedo come in ospedale a Prato, dove mi hanno trattenuto per tre giorni in osservazione, non se ne siano accorti dopo avermi sottoposto a tutte quelle analisi e flebo".
Diversa anche la terapia prescritta dai medici di Careggi in fase di dimissione: un trattamento antinfiammatorio con la raccomandazione di ripetere le analisi del sangue entro 48 ore e un’ecografia pelvica dopo dieci giorni. Niente antibiotici (come avevano prescritto al “Santo Stefano”), infine, ma solo paracetamolo per calmare i dolori. E’ proprio il caso di dirlo, insomma: ospedale che vai, diagnosi che trovi. Magari però non dovrebbe funzionare così.
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