Il Tirreno

Prato

Falsi permessi a Prato, indagate 212 persone, di cui due consulenti del lavoro

Ilenia Reali e Paolo Nencioni
La perquisizione della Guardia di Finanza in via Strozzi (foto Batavia)
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La perquisizione della Guardia di Finanza in via Strozzi (foto Batavia)

Le perquisizioni hanno coinvolto 212 persone, a Prato e nel resto d'Italia. Coinvolto anche un interprete cinese usato dal Tribunale. Ecco il tariffario dei documenti: 4.500 euro ai prestanome, tra i 600 e i 1.500 euro per ogni pratica

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PRATO. Erano da poco trascorse le 7 di lunedì 18 maggio quando un uomo, di origine cinese di circa 30 anni, si è gettato da un terrazzo da oltre 4 metri. La Guardia di Finanza era appena entrata in un appartamento per un controllo quando l’uomo nel tentativo di fuggire si è lanciato di sotto.

Non è escluso che l’uomo pensasse l’altezza fosse inferiore dal momento che si trovava al primo piano del condominio. Il terrazzo si affaccia su una corte interna leggermente sbassata. Il trentenne ha urtato contro i tetti dei garage fratturandosi entrambe le caviglie.

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Subito è partita la chiamata al 118 e sul posto è stata inviata un’ambulanza della Misericordia di Prato per il ricovero all’ospedale.

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Il controllo fa parte di una maxi operazione in corso. L'indagine, coordinata dal procuratore capo Giuseppe Nicolosi e dal pm Antonio Sangermano ed eseguita dalla Compagnia di Prato della Guardia di Finanza, con il colonnello Gino Reolon e il capitano Luigi D'Abrosca, sta effettuando oltre 200 perquisizioni in varie città d'Italia sull'immigrazione clandestina: l'inchiesta punta a smascherare una rete di persone che coinvolge italiani e cinesi che forniva documenti falsi, buste paga e Cud per regolarizzare i i clandestini. Solo a Prato sembra siano in corso oltre 100 perquisizioni. Duecento persone sono indagate tra cui due consulenti del lavoro pratesi.

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L'inchiesta parte da alcuni elementi emersi nella precedente inchiesa, del 2013, sulle false residenze. Nell'analisi della documentazione e da un'attività ulteriore di indagine è emerso che un gruppo di cinesi era attivo nel reperire buste paga e cud per rinnovare i permessi di soggiorno grazie all'aiuto dei consulenti che creavano aziende fantasma, con prestanomi cinesi pagati per dare il loro contributo. Una volta in possesso di questi documenti il gruppo presentava le richieste in Questura. Nel tempo questa rete si è allargata nel resto d'Italia.

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Da una delle perquisizioni è venuto fuori anche una sorta di tariffario: i prestanome delle aziende fantasma prendeva un compenso di 4.500 euro all’anno, per una busta paga si pagavano 100 euro, per un Cud 400 euro e per una dichiarazione di ospitalità 200 euro.

Gli inquirenti hanno chiarito che sono 212 le persone perquisite in queste ore. Tra di loro ci sono 11 mediatori, compresi i due consulenti del lavoro. Risultano indagati anche Silvia Bruni, già coinvolta nell'inchiesta del sostituto Sangermano sulle false residenze ai cinesi nel 2013, e il collega Marco Principia. Tra i mediatori cinesi c'è Huang Guoping, un cinese di 48 anni che è stato più volte utilizzato dal Tribunale come interprete nei processi. Anche lui era stato coinvolto nell'inchiesta sulle false residenze. Ciò nonostante è stato utilizzato anche nel processo per l'incendio di via Toscana dove morirono 7 operai cinesi, fino a quando non si è scoperto che aveva mediato tra i confezionisti e le famiglie delle vittime per il risarcimento danni e l'impegno a non costituirsi parte civile nei confronti dei confezionisti.

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Quella scattata oggi è la più grande operazione contro il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina degli ultimi anni e ha visto l'impegno di quasi 400 finanzieri su tutto il territorio nazionale, anche se la maggior parte degli indagati sono a Prato.

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Il meccanismo illecito ipotizzato dalla Procura è ampiamente collaudato e molto semplice. I mediatori cinesi sono tutti titolari di società, che gli inquirenti sospettano siano inesistenti. Grazie a queste società vengono fabbricate false buste paga che poi servono per ottenere il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. Il giro d'affari è cospicuo. Basti pensare che per ogni permesso gli organizzatori del traffico percepivano tra i 600 e i 1.500 euro. Quasi tutti gli indagati erano emersi nel corso della precedente indagine. L'ipotesi è che abbiano continuato a produrre falsi documenti anche dopo.

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