Il Tirreno

Prato

Pronto soccorso al collasso: oltre 300 accessi in un giorno

Pazienti in barella al pronto soccorso del Santo Stefano (foto Batavia)
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Pazienti in barella al pronto soccorso del Santo Stefano (foto Batavia)

Prato, i candidati Pd alle Regionali Nicola Ciolini e Aurora Castellani hanno effettuato un sopralluogo al Santo Stefano. Tra le criticità: il pronto soccorso ma anche l'assenza di spazi per macchinari e medicinali. "Vigileremo contro nuovi tagli ai budget - dicono - e perché i tre milioni promessi dalla Regione per le strutture territoriali arrivino"

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PRATO. Non da rifare ma di sicuro da ritoccare. E’ l’ospedale secondo Nicola Ciolini e Aurora Castellani, entrambi candidati Pd alle Regionali,  che ventiquattro ore fa hanno compiuto un sopralluogo al Santo Stefano “per vedere quello che non va e, se possibile – affermano - trovare anche qualche soluzione”. Di quella “coi piedi per terra” però: “Accorgimenti e riorganizzazioni a costi limitati – dicono – perché di soldi ce ne sono pochi”.

I mali della sanità, declinati dai due candidati, hanno un punto di partenza: “Il pronto soccorso dove l’altro giorno – attaccano – si è avuto il numero di accessi massimo mai registrato: oltre trecento persone” con tutti i problemi conseguenti per pazienti e personale. “Di sicuro c’è un uso improprio del pronto soccorso – attacca Ciolini – ma perché mancano le strutture sul territorio e i punti di primo pronto soccorso  di Prato, nel Montalbano, in Vallata e a Montemurlo non funzionano come dovrebbero”.  “Non hanno diagnostica – precisa Castellani – dunque per qualsiasi problema il personale rimanda all’ospedale”. E si torna daccapo. “Inoltre – puntualizza Ciolini – al pronto soccorso arriva la massa di stranieri che non ha medico di famiglia e la quota di irregolari”.   

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Dunque pronto soccorso ingorgato - “ma il presidente Rossi ha promesso più investimenti” dice Ciolini - e con la necessità di dare gambe e mezzi ai punti di prima emergenza  sul territorio. La situazione dei posti letto non va meglio, però. “Solo il 10% dei malati che passano al pronto soccorso viene poi inviata nei reparti – dicono Ciolini e Castellani – che però fanno molta fatica ad assorbirli". Il motivo c’è: il Santo Stefano è un ospedale per acuti “e non ha posti letti pensati – sottolinea Castellani – per tenere, per esempio, le persone sotto osservazione 24 o 48 ore”.

Come se ne esce? “Realizzando strutture sul territorio – ribadisce Ciolini – che possono essere per cure intermedie, case della salute e organizzando meglio l’attività del medico di base”. Su questo fronte in particolare sia Ciolini sia Castellani promettono vigilanza serrata “sui tre milioni di euro che l’assessore regionale alla sanità ha confermato per Prato” e che dovrebbero essere destinati, appunto, al rafforzamento della sanità territoriale.

Dal sopralluogo dei due candidati sono anche emersi problemi – in particolare sul fronte degli  operatori sanitari – nei reparti nei quali gli interventi d’urgenza sono più frequenti: “Per esempio – dicono – nel reparto di cardiologia”. Che succede? “Che non ci sono spazi pensati per tenere a portata di mano i macchinari e le medicine e tutto sta in mezzo ai piedi nei corridoi”.  Non solo: “Non ci sono nemmeno spazi nei quali i medici e gli infermieri possano colloquiare tranquillamente con le famiglie”.

Questioni alle quali, secondo i due candidati, si potrebbe ovviare “utilizzando in maniera diversa le due stanze che oggi sono usate come sale d’aspetto per i parenti dei pazienti, visto, oltretutto, che  sedie sono state collocate subito fuori dai reparti”.

 Pochi spazi ma troppe sale operatorie: E’ quanto affermano i candidati: “Ce ne sono 17 per 30 interventi al giorno. Questo significa che una quota non viene utilizzata nonostante il gestore faccia pagare le sterilizzazioni degli strumenti su tutte le sale operatori esistenti”. Dunque per il Santo Stefano non solo riorganizzazione ma anche risparmi – se pur contenuti – possibili.

Due le questioni sulle quali i candidati Pd sono disponibili a dare battaglia: “Contro nuovi tagli alla sanità pratese  – dice Ciolini – che dovrebbero ammontare ad alcuni milioni e per mantenere a Prato i reparti di eccellenza. Mi riferisco all’oncologia, all’oculisti e all’ostetricie e ginecologia”. Secondo Castellani :” C’è da fare chiarezza sull’uso dell’ospedale di Prato nell’ambito della riforma della sanità in atto e con la creazione della maxi Asl. Vigileremo - dice – affinché Firenze con Careggi non faccia l’asso piglia tutto”.

Ultimo punto, quello delle quote sanitarie che a Prato sono rimaste a 1100 euro a residente mentre a Firenze la quota è 1400 euro e a Massa addirittura 1700. “Se si parla di riforma – concludono Ciolini e Castellani – e di sanità di area vasta, oltre a riorganizzare i servizi sarà necessario riequilibrare le quote per una gestione uniforme dei servizi".

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