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Assemblea alla tintoria “Fenice” presto un incontro coi titolari

Assemblea alla tintoria “Fenice” presto un incontro coi titolari

Allarme del sindacato. Stefani (Cgil): "Si assiste alla perdita di pezzi della filiera. E' possibile che nessuno si preoccupi di quello che sta accadendo?"

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PRATO. Un’assemblea carica di preoccupazione e non poteva essere altrimenti quella che si è svolta nella tintoria Fenice (Phoenice il nome esatto dopo la variazione societaria di alcuni anni fa) tra i sindacati e i lavoratori dell’azienda per cui è stata aperta una procedura di mobilità per cessazione dell’attività.

Poche le novità rispetto a quanto già annunciato (i dipedenti sono 36) e al momento si attende che i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil incontrino la proprietà per entrare nel merito della trattativa e delle intenzione dei soci della tintoria che è in regola con il pagamento degli stipendi e che non sembra abbia un indebitamento particolarmente allarmante.
 

Almeno per il momento i titolari non sembrano intenzionati a spiegare pubblicamente le motivazioni che hanno portato a cominciare un percorso che, dati i tempi tecnici, porterà alla chiusura l’azienda al 31 luglio.
Rimangono sul tavolo le difficoltà che il settore della nobilitazione sta vivendo a tutti i livelli a Prato.
«Dobbiamo fissare un incontro con la proprietà e capire qual è la situazione», ha spiegato Chiara Malinconi della Cisl subito dopo l’assemblea. «Abbiamo trovato lavoratori preoccupati e che non sapevano di questa volontà dell’azienda di chiudere».

«Si tratta di un’azienda - ha commentato Annarosa Stefani della Cgil - che per quanto ci riguarda non sembrava potesse prendere una decisione di questo tipo. I lavoratori erano consapevoli che ci fosse meno lavoro tanto che avevano fatto qualche ora in meno di lavoro con la cassa integrazione ordinaria. Niente però che facesse pensare a una scelta di questo tipo”. Tra i lavoratori c’è la speranza, come sempre in questi casi, si tratti di un falso allarme.

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Rimane sul tavolo la preoccupazione generale per la chiusura di questa tipologia di aziende nevralgiche per la filiera tessile. «Al di là di questo caso devo dire che si sta perdendo un pezzo importante della filiera, giorno dopo giorno - ha commentato Annarosa Stefani - e, nonostante il costo dell’energia sia calato,il cambio col dollaro sia favorevole,il costo del personale più flessibile e con sgravi, rimane sempre più conveniente, chiudere e affittare o vendere gli immobili ai cinesi. Questo tema possibile preoccupi solo il sindacato? Quando saremo invitati a parlarne e ad aprire un tavolo di confronto? Ci si rende conto che la situazione è urgente? Aspettiamo da troppo tempo che se ne parli in modo serio».

Su questo è intervenuto l’ex assessore Aldo Milone. «A parità di costi, personale, energia elettrica , come mai una tintoria gestita da cinesi continua la sua produzione mentre quella gestita da imprenditori pratesi, che hanno una cultura in questo settore, chiude? »

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