Contratti a tempo indeterminato, torna il segno più dopo 6 anni
Nel primo trimestre del 2015 torna il saldo positivo che, a Prato, non si vedeva dal 2009. I pratesi hanno "guadagnato" in più mille contratti .Il tessile torna a trascinare, male trasporti e commercio
PRATO. Il tessile è ripartito e riequilibria il mercato del lavoro nella provincia di Prato dove, per la prima volta dopo 6 anni, il rapporto tra avviamento e cessazioni di contratti registra il segno più. Nel primo trimestre del 2015 i pratesi, e questa volta niente c’entrano i cinesi con le loro confezioni, hanno guadagnato mille contratti a tempo indeterminato in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Una notizia positiva che però non tocca i giovani che, come trottole passano da un contratto all’altro, non riuscendo ad afferrare un po’ di stabilità.
Il tessile vive e riprende a investire. Un dato in linea, quello degli under 29, con il resto del paese ma che a Prato assume caratteristiche diverse se si va a comparare con le migliori performance del mercato del lavoro per quanto riguarda gli adulti. La sensazione, su questo non possono esserci dati così attendibili, è che le aziende manifatturiere uscite dalla crisi siano quelle che intendono guardare al futuro e investire e di conseguenza, grazie agli sgravi previsti dalla legge di stabilità per l’assunzione di dipendenti per almeno tre anni, stiano stringendo i rapporti con quei lavoratori usciti dal mercato negli anni scorsi ma con competenze ormai acquisite.
I dati, a conferma di questo concetto, raccontano di assunzioni che riguardano gli ultratrentenni, con una media professionalizzazione (quindi non laureati ma diplomati o anche operai altamente specializzati) e italiani. “Un elemento confermato – ha spiegato il direttore del Centro per l’impiego Michele Del Campo – dalle offerte di lavoro che arrivano da noi. Le aziende del manifatturiero tendono infatti a offrire contratti più stabilizzanti per quelle mansioni specializzate del tessile”. “Del resto – ha aggiunto Saverio Langianni della Fil - ci sono professionalità che stanno per sparire come l’aspatore, l’annodino e alcune tipologie di filatori. In un’ottica di investimento le aziende tendono ora a legare a se queste figure”.
Si è visto del resto anche con la trasformazione dei tirocini della Linea 7 che prevedevano contributi di 8.000 euro per quelle aziende che assumevano i lavoratori in tirocinio. “50 tirocini sono stati trasformati e altri 50 diventeranno presto contratti a tempo indeterminato”, ha messo in evidenza Simone Cappelli del servizio lavoro della Provincia.
Anche il lavoratore cambia. Il mercato del lavoro sta cambiando ma Prato sembra debba continuare ad avere un particolare interesse per il tessile “E’ su questo settore che farei formazione ora”, ha confermato Del Campo. “Anche perché è necessario e lo è sempre di più dal momento le figure tradizionali devono essere in grado di avere orizzonti un po’ più ampi. Faccio l’esempio della figura del magazziniere che oggi sta davanti al computer e tiene i rapporti tra il cliente e la produzione. Un ruolo completamente diverso dal passato”.
Dai dati, chi cerca lavoro impara che deve formarsi e allargare le proprie conoscenze e se ha una base tessile non deve più scapparne come invece è successo negli anni passati perché da qui, riprendono a ad arrivare, i contratti più solidi e più numerosi.
Male trasporti e commercio. Il lavoratore messo peggio oggi, in questo caso si parla dei numeri del 2014, è invece quello del commercio e del settore dei trasporti e delle cooperative di facchinaggio: qui nel 2014 si sono persi 1.466 posti (differenza tra avviamenti e cessazioni di contratti) per un totale del settore (compreso commercio al dettaglio, all’ingrosso e ristorazione) di 2.508.
Male anche il settore delle assicurazioni (meno 2.432) mentre i servizi (più 1.704) continuano a crescere anche se non si tratta di quelli tradizionalmente considerati legati alle aziende (come in passato) ma più rivolti alla persone e alle attività culturali e del turismo. La performance migliore continua ad essere, nel 2014, quella dell’abbigliamento con un più 1.324.
L’apprendistato non piace. Nel 2014 è l’apprendistato ad avere il segno meno di gran lunga più consistente con 1.545 contratti persi (2.960 cessazioni a fronte di sole 1.315 assunzioni). Segno meno anche per il lavoro a tempo determinato che è scende di 616 (20.485 contratti contro 21.101 licenziamenti). Segno positivo invece per il tempo indeterminato che conquista 421 contratti (mille nel trimestre 2015).
Gestione di formazione e lavoro. Verso il disordine? C’è un sistema Prato nella gestione del mondo del lavoro che ha dimostrato in questi anni di funzionare e che oggi sta dando i suoi risultati. E’ quello che ha tenuto legami strettissimi tra Centro per l’impiego, Fil e quindi formazione, e ufficio lavoro della Provincia.
Un sistema che con la declassificazione della Provincia e la ripartizione delle competenze rischia di distruggersi dal momento che il lavoro rimarrà in carico alla Provincia mentre la formazione sarà gestita dalla Regione.
«Vediamo una candela nel buio», ha commentato il sindaco e presidente della Provincia di Prato Matteo Biffoni. «Un inizio di qualcosa che sta cambiando nel mondo del lavoro ma anche parte di quanto fatto fino ad oggi. Chiederemo alla Regione di esportare il sistema Prato nella gestione di questi settori e non distruggere quanto fatto finora».
La preoccupazione c’è. Ed è quella di perdere un patrimonio dovuto al legame tra analisi dei problemi dell’economia pratese (che emerge con le firme degli accordi tra aziende e sindacati e domande al Centro per l’impiego) e soluzioni messe in piedi in tempi rapidi con l’elaborazione di progetti formativi cuciti addosso alla nostra realtà.
«E’ necessario trovare un dialogo - ha sostenuto Franca Ferrara - tra le realtà che andranno a formarsi in modo da creare un collegamento tra uffici regionali territoriali, che avranno competenza per la formazione, e Provincia che invece si occuperà del lavoro. La nostra esperienza dimostra del resto che si tratta di un metodo efficaceper affrontare argomenti così complessi». «Non vorrei - ha concluso Ferrara - che si arrivasse al cosiddetto riordine-disordine».
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