Il Tirreno

Prato

Trecentotredici aziende fantasma

Sono state cancellate dai registri della Camera di Commercio dopo i controlli

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PRATO. Trecentotredici aziende "fantasma", o per dirla con il prefetto Maria Laura Simonetti "di carta": ovvero solo un nome registrato alla Camera di Commercio e dietro il nulla. E' questo l'esito dei controlli incrociati compiuti da polizia muncipale, Asl, Inps, Ispettorato del Lavoro, vigili del fuoco, oltrechè da carabinieri e polizia sulle aziende straniere e non solo e i cui risultati sono stati inviati alla Camera di Commercio che dopo una verifica ha a sua volta "ripulito" la banca dati dalle iscrizioni, "girando le informazioni all'Agenzia delle Entrate.

A dare il "la" a un nuovo metodo di fare verifiche fu il sottosegretario agli Interni Domenico Manzione arrivato a Prato, nell'ottobre dell'anno scorso per individuare metodologie più efficaci nel contrasto al lavoro illegale, uno dei punti del patto per "Prato sicura", diventato ancora più urgente dopo il rogo della Teresa Moda. Il lavoro fatto in questi mesi è stato presentato ieri, al termine di una riunione in Prefettura, alla quale hanno partecipato, tra gli altri, oltre al Prefetto, i sindaci di Prato Matteo Biffoni e Montemurlo, Mauro Lorenzini, il presidente della camera di Commercio Luca Giusti, i comandanti della polizia municipale, dei carabinieri e dei vigili del fuoco, i responsabili degli uffici distaccati dello Stato. Pochi numeri: delle 313 aziende cancellate dai registri della Camera di Commercio, alcune sono italiane. Si tratta di circa il 10% delle cancellazioni che avvengono, per altri motivi, in un anno (circa 3mila) su un complessivo di circa 40mila aziende del distretto. A che servono le “aziende di carta”? A fare false fatturazioni, per esempio, per illeciti sui permessi di soggiorno, per raggiri sui pagamenti di merci e forniture. E' stato il Prefetto Simonetti a fare presente che la semplificazione sul fronte delle registrazioni delle nuove aziende «potrebbe essere migliorata. Nessuno mette in dubbio la necessità di rendere il più snella possibile la burocrazia per l'avvio di nuove imprese - ha detto - ma servono accorgimenti». Come per esempio l’iscrizione «attraverso la posta certificata (Pec, che ha il valore di una raccomandata ndr) e grazie alla quale, nel caso di dichiarazioni infedeli possono scattare sanzioni». Non solo, la notifica, secondo il Prefetto, «dovrebbe avere il valore di una dichiarazione sostituiva di atto di notorietà per la responsabilità penale». «Si tratta di spunti - è l'opinione di Biffoni - da girare al governo per una riflessione. Resta il fatto che i controlli fatti in questi mesi e che proseguiranno nei prossimi, sono stati a costo zero e molto efficaci. Il nostro obiettivo - conclude - è che, oltre a un effetto repressivo, le verifiche abbiamo anche un effetto preventivo: che si sparga la voce che ora i controlli possono avvenire non appena un'azienda si è iscritta alla Camera di Commercio». (c.o.)

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di Redazione web