Santo Stefano in affanno Appello alle istituzioni
Al via una petizione della Cgil per tentare di ottenere una nuova ripartizione delle risorse dalla Regione. «Se si continua a razionalizzare salta tutto»
PRATO
I. l nuovo ospedale è un’isola in mezzo al mare senza barche che vi fanno scalo. E’ un luogo dove tutti approdano ma che non ha nessun apporto dai paesi intorno. Il servizio socio sanitario a livello territoriale non esiste quasi e quindi è il luogo più facile da raggiungere quando si ha bisogno e non si trovano risposte altrove. Il pronto soccorso continua ad avere accessi 350 accessi giornalieri quando dovrebbe averne 250, la richiesta di posti letto è enorme così come molte visite ed esami specialistici hanno tempi d’attesa superiori a quelli previsti dai protocolli, i medici di base ancora non si sono organizzati per fornire un servizio spalmato su 16 ore. Va da sè quindi che l’approdo di tutto - e non solo delle emergenze - diventa l’ospedale che annaspa nel dare le risposte.
E’ questo il quadro dipinto dalla Cgil che in una conferenza stampa ha presentato un documento “Salviamo la salute” che intende sottoporre all’attenzione delle istituzioni e dei pratesi nel tentativo di trovare delle soluzioni. Un documento che sarà allegato a una petizione da far firmare ad almeno 300 pratesi per fare in modo che dei disagi dell’ospedale se ne parli in consiglio comunale.
Disagi che in grossa parte non sono risolvibili se non si rimette mano alla ripartizione delle risorse tra le varie Asl della Toscana. Prato infatti ha 1.436,72 euro di media per abitante contro i 1.662,52 della media Toscana. “E’ evidente quindi - sottolinea Lorenzo Pancini della segreteria della Cgil insieme ai colleghi Lorenzo Pacini, Sandro Malucchi e Manuela Parigi - che i 3 milioni di euro annunciati dall’assessore regionale Marroni siano niente. Per riequilibrare la situazione ne servirebbero molti di più. Senza contare che tra gli abitanti non si contano gli immigrati non iscritti all’anagrafe”.
Le risorse esigue, in fase di razionalizzazione, vanno a minare progetti sostanziali nell’organizzazione sanitaria della provincia: non si investe sui posti letto necessari per le cure intermedie (ne mancano 24) o su quelle a bassa intensità di cura (ne erano previsti 20 in più.
Una situazione che si fa ancora più drammatica se si va a razionalizzare sui distretti. «La chiusura di Vernio e via Clementi - è sempre Pancini a spiegare la situazione - non potranno far altro che aggravare la situazione del nuovo ospedale che, comunque, per cominciare avrebbe bisogno di un medico e un infermiere (in via sperimentale) al pronto soccorso per reindirizzare coloro che non sono da considerare un’emergenza ma che hanno comunque bisogno dell’intervento di personale sanitario».
Poi, se non bastasse, c’è ilcaso delle residenze sociali assistite: «qui, da tempo, i finanziamenti regionali - spiega Parigi - non sono sufficienti a garantire il pagamento della quota sanitaria».
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