Il presidio
Alberghi, arte e lavoro il Macrolotto zero rinasce con gli studenti
Un viaggio nelle trasformazioni possibili della Chinatown attraverso le tesi di laurea di cinque neo-architetti
PRATO. Non sarà un quartiere per vecchi. Almeno secondo la visione degli studenti della Facoltà di architettura di Firenze che per fare la tesi hanno scelto il Macrolotto Zero. Si, proprio la Chinatown che se tanto poco piace ai pratesi doc, altrettanto interessa chi di aree da recuperare se ne intende. «Le tesi sono state affidate ai ragazzi dopo una visita al Macrolotto- spiega l'assessore Valerio Barberis docente di progettazione a Firenze - con l'obiettivo di individuare trasformazioni possibili». Ecco la “chiave”: nessun progetto eccentrico, nulla di avveniristico o super costoso, tutto all'insegna del recupero possibile. «Infatti - prosegue Barberis - alcuni dei progetti dei ragazzi si potrebbero anche realizzare». Secondo le linee di pianificazione dell’Urbanistica: piccoli interventi di recupero, riutilizzando e trasformando ciò che già c'è, capannoni ex industriali in prevalenza, alcuni dei quali ormai abbandonati e ricollegano la Chinatown con spazi pubblici, comuni. Niente ruspe. «Con poche lire e ancora meno tempo - è l’opinione di Barberis - si possono iniziare a eliminare quelle barriere nate negli anni che rendono il Macrolotto zero poco permeabile». Un esempio: nell'area di via Bonicoli dove lavorava l'ex fabbrica Forti (agli inizi del Novecento una delle più grandi industrie del distretto tessile) c'è un muro, speso una ventina di centimetri alto un paio di metri, che separa la strada con via Giovanni da Verrazzano. «Ecco - dice l'assessore - buttando giù questo sbarramento che non serve a nulla si crea immediatamente un collegamento tra due strade». In compagna dell’assessore si parte per un viaggio lungo le strade caotiche della Chinatown, per capire come potrebbe trasformarsi per far sì che anche ai pratesi torni nel cuore. Non è un quartiere per vecchi, si diceva, ma forse non è vero. Perché i neolaureati architetti (7 i progetti scelti firmati da 5 studenti) con fantasia e qualche spunto, hanno creato servizi per tutte le età. Si inizia dal "cuore” della Chinatown, l'area di via Bonicoli, un dedalo di stradine simili a un suk arabo, dove lavorava l'ex Forti e dove tutt'ora producono fabbriche italiane e cinesi. Qui la studentessa Sara Stringari ha progettato un albergo diffuso lasciando intatte le strutture di archeologia industriale (capannoncini con le volte a botte) e creando sulle coperture un albergo con camere che riprendono il motivo a botte. In altri, più vecchi e meno pregiati, la studentessa ha creato un mercato coperto (abbattendone alcuni). E l'ex edificio Lidl tra via Bonicoli e via Borgioli ecco che diventa uno spazio per giochi e sport anche sul tetto. Si passa in via Castagnoli proprio dietro quei palazzoni chiari e scrostati pieni di parboliche alle finestre che nascondono stanzoni e stanzoni senza soluzione di continuità. Qui Martina Sanitate, ha giocato sui volumi e con alcuni abbattimanenti ha creato nuove strade, edifici-albergo, giardinetti, spazi per il teatro. Andiamo di là da via Pistoiese e di via Filiza. In via Mameli ecco la biblioteca sopraelevata per bambini realizzata sui tetti a botte dei capannoni, firmata da Adele Maucci e poco più in là in via Becagli al posto del parallelepipedo una volta usato da un discount ecco la scuola di modellismo creata da Camilla Meciani: edifici bassi, immersi nel verde. E per finire in quella porzione di piazza dell’Immaginario che affaccia su via Filzi, ecco uno spazio per l’arte che nasce in un capannone dismesso grazie al progetto di Ornel Menaj.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
