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La polizia municipale: "Lavoriamo a nostro rischio e pericolo"
Presidio davanti alla Prefettura di Prato in via Cairoli della polizia municipale che chiede siano riconosciute al corpo le tutele delle forze dell'ordine: "Non vogliamo tirarci indietro ma vogliamo la causa di servizio e l'equo compenso"
PRATO. Ogni giorno quando gli agenti della polizia municipale vanno in via Pier Cironi per effettuare il servizio di controllo della zona lo fanno a loro rischio e pericolo. Se accadesse loro qualcosa non potrebbero contare sulla causa di servizio come i colleghi poliziotti e carabinieri. Sì, colleghi, perché oggi, come spiegavano i rappresentanti della municipale durante il presidio davanti alla Prefettura, le competenze sono praticamente le stesse ma non lo è il riconoscimento. E non solo dal punto di economico.
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Sia sufficiente dire che la polizia locale non ha accesso nemmeno alla banca dati del ministero degli Interni quindi è impossibile durante i controlli sapere chi si trovano davanti. "Una situazione che diventa paradossale per via Pier Cironi - spiegano gli agenti Andrea Falconi, Giuseppe Ciasullo e Michele Acconciaioco - ma che si ripete spessissimo. Basti pensare che quando si rilevano gli incidenti stradali la metà delle volte abbiamo difronte persone in stato di ebbrezza o che hanno fatto uso di droghe. E che comunque in caso di risse abbiamo l'obbligo di intervenire come ausiliari di pubblica sicurezza".
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Una situazione nazionale, che a Prato si manifesta con particolare evidenza, e che i rappresentanti sindacali hanno voluto portare all'attenzione del prefetto che si è impegnato a inviare copia di quanto detto durante l'incontro al Ministero. "Non vogliamo tirarci indietro -hanno sostenuto gli agenti - ma tornare ad avere almeno la causa di servizio ed equo compenso,tolti dal governo Monti, e tutte quelle tutele riconosciute alle altre forze dell'ordine".
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