Il Tirreno

Prato

Contati almeno 150 tossicodipendenti in centro a Prato

Azelio Biagioni
Andrea Ferrannini, Silvia Masciadri, Andrea Ricotti, Simone Faggi e Leonardo Borsacchi
Andrea Ferrannini, Silvia Masciadri, Andrea Ricotti, Simone Faggi e Leonardo Borsacchi

Droga e prostituzione, i primi risultati del lavoro di mappatura nelle zone calde commissionato dal Comune al Pin. Impegnati sul campo un gruppo di giovani

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PRATO. Una mappatura delle zone “calde” del centro storico, quelle dove i disagi sono sentiti in maniera forte: dalla convivenza interculturale alla marginalità sociale. E’ il Comune di Prato che l’ha commissionata al Pin che si è avvalso della collaborazione del Laboratorio Arco e delle cooperative “Il Cenacolo” e “Pane & Rose” per mettere nero su bianco i problemi che la città avverte, un nervo scoperto che ogni giorno fa sempre più male. Ed al quale ora l’amministrazione comunale vuole porre rimedio. Per alcune settimane (dal 4 dicembre al 24 gennaio scorso) sono state “controllate” alcune aree del centro dove la presenza di tossicodipendenza, spaccio e prostituzione è particolarmente alta.

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Quindi la stazione del Serraglio, via Magnolfi, via Pier Cironi, via San Giorgio, via Santa Margherita, piazza Mercatale, via Sant’Antonio e la pista ciclabile lungo il Bisenzio. Nel periodo di osservazione gli operatori (mediatori di strada esperti) hanno svolto controlli diretti sul posto per constatare di persona i vari fenomeni, seguiti da 19 interviste ad associazioni, residenti e commercianti. I dati ottenuti verranno resi noti alla cittadinanza in una serata in programma all’inizio di marzo e l’indagine sarà messa a disposizione del Sert per avviare dei percorsi di intervento e recupero. Del report seguirà una pubblicazione con ulteriori approfondimenti.

“Due operatori per quattro giorni a settimana, durante il periodo di osservazione, hanno attraversato le strade oggetto della mappatura, stanziando anche sul posto e facendo quindi una fotografia attenta e puntuale della situazione”. Lo spiega Leonardo Borsacchi ricercatore del Pin che, insieme al collega Andrea Ferrannini, si è occupato della supervisione scientifica del progetto. Per il vice-sindaco Simone Faggi quanto redatto era necessario perché - dice - per conoscere bene il fenomeno si ha bisogno di dati e numeri certi per poi intervenire. Ed in merito ad una zona calda, Faggi cita i giardini della Passerella: “Lo scorso anno, il tentativo di riempire di funzioni quello spazio è fallito, naufragato”.

Nelle aree rosse prese in considerazione è emerso che fra le sostanze stupefacenti consumate non c’è solo l’eroina ma anche il crack, la cocaina e l’anfetamina e che oltre agli “storici” tossicodipendenti sui 40/50 anni ci sono le ‘nuove leve’. “Sembra che alcuni di loro siano addirittura minorenni – spiega Andrea Ricotti della cooperativa Il cenacolo – Sono ragazzi, la cui età va dai 16 ai 30 anni. E nel periodo subito dopo le feste natalizie abbiamo stimato che circa 150 persone quotidianamente cercano o usano droghe. Alla stazione ferroviaria di Prato Porta al Serraglio fra il 40 e il 60% di chi ha a che fare con la droga giunge a Prato da altre città toscane ed anche da regioni limitrofe come l’Emilia e l’Umbria”.

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La stazione rimane il regno degli spacciatori così come la piazza dell’Università ed ancora via Pier Cironi e lungo la pista ciclabile. Agli operatori risulta che il lato del lungo Bisenzio parallelo a via Sant’Antonio è carente dal punto di vista dell’illuminazione pubblica così come per la cura del territorio. Per quanto riguarda la prostituzione il report parla di una quindicina di donne orientali che stazionano in piazza Mercatale dalla mattina alle 9 fino a sera. I clienti sono italiani, sopra i 50 anni molti anche over 60. Le modalità: quelle che tutti conoscono. Prima l’approccio, quindi le lucciole invitano i clienti a seguirle nel loro appartamento.

E sempre al Mercatale è stata notata la presenza di parcheggiatori abusivi per lo più africani. Leonardo Borsacchi spiega, infine, che nonostante ci sia sfiducia da parte degli intervistati nei confronti delle istituzioni, c’è gente che si è rimboccata le maniche creando comitati, consorzi ed associazioni che risultano essere particolarmente apprezzati e che si danno da fare per la loro zona. Faggi conclude parlando di come sia mancata, negli anni passati, un’adeguata opera di prevenzione nelle scuole. E, con l’aiuto delle associazioni, pensa di far partire (il prossimo anno scolastico) dei percorsi all’interno delle scuole medie per spiegare ai ragazzi la pericolosità dell’alcoolismo e delle droghe.

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