Coppia arriva alla Pubblica assistenza col figlio morto in braccio
Tragedia a Prato: i volontari e la dottoressa hanno provato a rianimare il piccolo di 20 giorni per quaranta minuti, ma era troppo tardi. Disposta l'autopsia
PRATO. Lo hanno portato in braccio nel posto più vicino dove potessero ricevere un'assistenza medica, nel primo pomeriggio di mercoledì 28. Una corsa disperata a piedi per una coppia di giovani di origine pakistana, padre e mamma, dalla loro abitazione in centro fino alla sede della Pubblica assistenza con il loro bimbo di 20 giorni che non dava più segni di vita. Così lo hanno ritrovato in casa e non hanno neppure pensato ad avvisare il 118: preso in braccio e via, alla ricerca di un medico e di persone che poteressero salvarlo.
Purtroppo non c'è stato niente da fare. Alla Pubblica Assistenza il caso vuole che ci fosse una squadra di volontari pronta per un altro servizio. Sono rimasti lì, con la dottoressa e alcune volontarie che a turno hanno provato a rianimarlo: quaranta minuti, nel disperato tentativo che quel cuoricino tornasse a battere. Non c'è stato niente da fare. Il bimbo probabilmente era già morto prima che i genitori lo portassero alla Pubblica Assistenza. Un rigurgito, una morte bianca. Comunque niente che potesse far pensare a qualcosa di traumatico. Particolari che dovranno essere stabiliti con l'apertura dell'inchiesta da parte della magistratura, un atto dovuto in questi casi, anche se l'evento sembra debba essere ricondotto, con ogni probabilità, ad un malore improvviso.
Sul posto è arrivata la polizia che ha interrogato i presenti, in attesa che il magistrato desse il nulla osta per la rimozione del corpicino. Una volta sbrigata questa pratica, la salma è stata portata all'ospedale Meyer in anatomia patologicae ne è stata disposta l'autopsia. I genitori lo hanno seguito, non volendolo lasciare solo neppure per un attimo. I dubbi sull'improvvisa morte di questo neonato saranno fugati solo nei prossimi giorni dopo l'esame autoptico.
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