Italia
Irregolari quattro aziende cinesi su cinque
I risultati dei controlli previsti dal Patto lavoro sicuro, ma il sindaco Biffoni puntualizza: "Il Sistema Prato non esiste, qui non vogliamo banditi". Sanzioni per 320.000 euro
PRATO. C’è un tesoretto che sta fruttando nelle casse dell’Asl 4 e che è destinato a lievitare da qui al 2016. Conseguenza delle irregolarità riscontrate nel distretto in 335 aziende gestite da cinesi, sottoposte a verifica degli ispettori dell’Asl nell’ambito del progetto “Lavoro sicuro”. Per le sanzioni inflitte dalla task-force degli ispettori regionali nel periodo fra il 1° settembre e il 31 dicembre 2014, il totale incassato è di 320mila euro in appena tre mesi, contro gli 80mila euro “guadagnati” nel primo semestre.
«Se questo è il trend, nel 2016 raggiungeremo il punto di pareggio tra gli investimenti fatti dalla Regione (13 milioni di euro, ndr) e l'incasso delle sanzioni», annuncia l’ex sindaco di Pistoia Renzo Berti, coordinatore del piano dei controlli. Ma è il sindaco Matteo Biffoni a lanciare la sfida con una battuta: «Sinceramente, spero che la Regione ci rimetta sul lato economico perché questo significherebbe che la maggior parte delle aziende cinesi si sta mettendo in regola. Il “sistema Prato” non esiste ed è fatto di persone per bene. Chi vuole fare il “bandito” non può trovare qui cittadinanza. Prato non ha chiuso gli occhi di fronte a tragedie come quella di “Teresa Moda” e non si volterà dall'altra parte per far finta di niente».
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Intanto è tempo di bilanci per le ispezioni effettuate sulle aziende cinesi negli ultimi tre mesi del 2014 che hanno visto in rampa di lancio la campagna “Lavoro sicuro”. Lusinghieri, secondo Berti. Perché se la Regione aveva messo in conto di controllare 1.056 imprese site nell’area vasta (Prato, Pistoia, Firenze, Empoli), al setaccio ne sono passate quasi 2mila con l’obiettivo di arrivare a 7.700 entro il 2016. Nello specifico, su 427 imprese controllate a Prato - nove al giorno dal primo settembre - il cartellino rosso è scattato nell’80% dei casi: 335 aziende non sono risultate in regola. Il lavoro di verifica su 1096 capannoni comprese nell’area vasta ha prodotto 559 informative di reato e 594 fogli di prescrizioni, 76 sequestri mentre 142 aziende risultavano cessate.
Le irregolarità più frequenti? Macchine da lavoro e impianti elettrici, dormitori, cucine abusive e utilizzo di bombole a gas. «Il nostro obiettivo non è la cancellazione del sistema imprenditoriale cinese – puntualizza Berti – ma c’interessa ripristinare un sistema di regole aperto a tutti». Che la strada sia in salita lo dimostrano i numeri delle adesioni al patto per il lavoro sicuro da parte delle imprese cinesi: solo 88 mentre 162 sono in fase di istruttoria su un bacino che, a livello di area vasta, è composto da 7.700 aziende censite. Gli ispettori dell’Asl non sono da soli ma lavorano in affiancamento con il gruppo interforze e la polizia municipale. «Facciamo cinque uscite al giorno - conclude Berti - e controlliamo nove aziende al giorno a fianco degli altri organi competenti preposti al controllo».
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