Il Tirreno

Prato

Influenza, vaccinati in calo del 20% e i malati crescono

Influenza, vaccinati in calo del 20% e i malati crescono

L’appello dell’ordine dei medici: «Siete ancora in tempo» Ambulatori aperti il sabato: trattativa ancora da iniziare

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Medici di famiglia in soccorso dell'Asl per limitare l'assalto degli influenzati verso l'ospedale Santo Stefano e i punti di guardia medica. Per ora sono solo buoni propositi, in quanto l'eventuale estensione delle visite negli ambulatori medici al sabato potrebbe essere frutto di un accordo fra la Regione e il sindacato dei medici di medicina generale. Intanto, prima ancora del picco previsto per la prima parte di febbraio, pronto soccorso e guardia medica scoppia, soprattutto in quei giorni, come il sabato e la domenica, in cui la maggior parte dei dottori di famiglia si rendono irreperibili.

Intanto al pronto soccorso del Santo Stefano si viaggia ad una media di 300 accessi al giorno, qualcuno di meno durante la settimana, qualcuno in più nel week end. Il picco massimo è stato raggiunto durante le ultime feste di Natale - 357 accessi giornalieri - quando alle ferie dei medici di famiglia si sono sommati l'unica ondata di freddo serio che abbiamo avuto fino ad oggi in questo inverno e la psicosi da vaccinazione indotta dal ritiro di alcuni prodotti per il presunto collegamento con alcuni decessi di anziani, uno dei quali, peraltro, avvenuto proprio a Prato. L'allarme è cessato con le successive analisi di laboratorio, ma la psicosi è in parte rimasta, visto che proprio a Prato si stima che quest'anno manchi all'appello circa il 20% di vaccinati all'influenza rispetto al 2014.

Il presidente provinciale dell'ordine dei medici, Francesco Sarubbi, lancia un appello: «I vaccini si trovano ancora e chi rientra nelle categorie a rischio farebbe bene a vaccinarsi. Quest'anno non abbiamo un'influenza peggiore rispetto agli anni passati, ma si sta ammalando più gente proprio per la paura subentrata dopo il ritiro del vaccino Fluad avvenuto alla fine dello scorso autunno. In questo quadro sono i soggetti fragili che rischiano le complicazioni, come polmoniti e broncopolminiti e la stima del 20% in meno di vaccinazioni è proprio sulla fascia di popolazione sopra i 65 anni». Sarubbi, a differenza di altri osservatori, crede che il picco influenzale non sarà all'inizio di febbraio, ma verso la fine del mese prossimo e inizio di marzo: «Dipenderà anche da come procede la stagione, se il freddo vero verrà a febbraio, la crisi influenzale sarà dopo qualche settimana».

Siamo nelle mani dei medici di famiglia? Non proprio, secondo Sarubbi: «Qui a Prato è dal 2008 che la maggior parte dei medici di famiglia lavorano in ambulatori associati, anche se le famose Aft (aggregazioni funzionali territoriali) non sono ancora partite. E' stata anche rinforzata la guardia medica di 2 unità e il pronto soccorso dell'ospedale fa il suo lavoro, con un'attesa intorno ai 20 minuti. Il problema è, invece, nella carenza di posti letto dell'ospedale di Prato, cioé nella difficoltà del Santo Stefano nel poter ricoverare i casi che ne hanno bisogno. Il territorio, quindi anche i medici, va anche messo in condizioni di poter operare».

Sul buon esito della trattativa con la Regione per aprire gli ambulatori medici il sabato con orario 8-20, contano invece sia l'Asl 4 che l'assessore-medico alla salute del Comune di Prato Luigi Biancalani. «In linea di massima la disponibilità dei medici di famiglia a tenere gli ambulatori aperti il sabato ed anche la domenca c'è - dice Biancalani - sempre che sia legata ad un periodo transitorio legato al picco dell'influenza. In ogni caso dovrà essere materia di trattativa e contrattazione fra sindacato e Regione, non una decisione dei medici».

Francesco Albonetti

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera