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Una messa dedicata ai suicidi, per ricordare "chi non ce l'ha fatta"
La scelta di don Natali, parroco di San Bartolomeo, condivisa col vescovo. Parlerà di questo tema nell'omelia il 25 gennaio e farà ascoltare una canzone di De André
PRATO. Da tabù per la Chiesa ad argomento centrale di una messa. Don Marco Natali, parroco di San Bartolomeo, è abituato a fare scelte coraggiose e fuori dal coro. Così - come scrive La Nazione - ha deciso di dedicare la messa di domenica 25 gennaio ai suicidi, a "chi non ce l'ha fatta".
Un tempo ai suicidi venivano negati i riti religiosi. Oggi le cose sono cambiate, ma la decisione di don Natali resta comunque dirompente. Lui spiega di averne parlato con il vescovo monsignor Agostinelli che ha dato via libera all'iniziativa. La parrocchia di San Bartolomeo, in piazza Mercatale, è alle da tempo in prima linea nell'affrontare i problemi sociali della città. Alla parrocchia fanno capo la mensa dei poveri "La Pira" e il dormitorio. Quello dei suicidi è uno dei drammi spesso dimenticati. "L'idea - spiega il sacerdote alla Nazione - nasce dall'incontro con persone che hanno affrontato questo dramma in famiglia. Mentre quando si perde qualcuno per malattia, come è successo a me con un nipote sconfitto a 30 anni dalla leucemia, se ne parla quasi con orgoglio, perché ha combattuto, di un suicidia si parla con pudore, con difficoltà, con senso di colpa. Credo che sia una sofferenza aggiunta".
Don Marco parlerà del tema dei suicidi durante l'omelia delle medde delle 9,30 e delle 11. E poi farà ascoltare una canzone, la "Preghiera in gennaio " di Fabrizio De André, scritta dal grande autore genovese nel 1967 dopo aver assistito al funerale di Luigi Tenco, che si era tolto la vita al Festival di Sanremo."E' una preghiera laica che costringe a ripensare a chi non ce l'ha fatta - dice ancora don Natali - Non si tratta di dire ha fatto bene o ha fatto male: fuggire dalla vita non è una vittoria, è una sconfitta. Ma come direbbe il Papa: chi sono io per giudicare?".
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