Il Tirreno

Prato

Diventare operatore socio sanitario non ha più appeal

di Maria Lardara
Diventare operatore socio sanitario non ha più appeal

Al corso dell’Asl per avere l’abilitazione “solo” 335 iscritti Negli anni passati era la soluzione per molti espulsi dal tessile

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PRATO. Dal telaio al letto di ospedale. C’era una volta la figura dell’operatore socio-sanitario (Oss) che assiste le persone in difficoltà (anziani non autosufficienti, disabili, malati terminali), quella in cui tanti pratesi espulsi dal tessile in crisi si sono riconvertiti negli ultimi anni.

A centinaia, se ne sono formati e sfornati in questi anni. Ma ora l’appeal di questa professione scricchiola: lo dimostra il crollo delle domande di partecipazione per il corso organizzato dall’Asl per formare, appunto, operatori socio-sanitari.

Sono “solo” 335 quelle pervenute sulla scrivania degli uffici di via Torino, più che dimezzate rispetto all’ultima edizione del bando (è annuale) quando ne arrivarono oltre un migliaio. Tuttavia, sono solo 60 i posti previsti, trenta per il corso completo di mille ore e altri trenta per quello di 450 ore destinato a chi ha già il patentino di addetto all’assistenza di base. Tanta fatica, insomma, per ottenere un pezzo di carta che non dà la sicurezza del posto, anzi. Oltretutto, si tratta di formazione a pagamento: la quota è di mille euro per diventare Oss, dimezzata per chi frequenta il percorso formativo abbreviato (450 ore). Ma per prendere il tesserino di Oss, stando alle direttive della Regione Toscana, bisogna passare obbligatoriamente dai corsi organizzati dalle aziende sanitarie, dunque a pagamento.

«Anni fa – conferma Lucia Livatino, responsabile dell’area formazione dell’Asl 4 - questa professione era molto gettonata mentre invece ultimamente si registra una forte contrazione nelle domande per diventare operatore socio-sanitario, probabilmente perché con la crisi la disponibilità economica delle persone viene sempre meno». Un’altra novità è che tra i candidati ammessi alle selezione (l’elenco è disponibile sul sito dell’Asl 4), gli stranieri si contano sul palmo della mano: al corso ambiscono soprattutto giovani donne, fra i venti e i trent’anni, provenienti dalla Romania e dagli altri paesi dell’Europa dell’Est, per le quali è prevista anche una prova aggiuntiva di lingua italiana. Ma i candidati con passaporto estero sono pochi, appena una ventina. Segno che la musica è cambiata: ormai da tempo il settore dei servizi socio-sanitari alla persona non è più appannaggio degli immigrati anche perché con la crisi, del resto, tanti italiani stanno riscoprendo tante professioni un tempo “snobbate”.

E Prato, da questo punto di vista, non fa eccezione. Il fatto che il boom degli aspiranti operatori socio-sanitari sia un ricordo del passato può dipendere comunque da tanti fattori. Un mercato saturo e le graduatorie bloccate nel pubblico con un concorso che in Asl 4 si fa attendere da almeno quattro anni fa sì che non si liberino posti nemmeno nelle strutture private (cooperative sociali). «Un altro problema – fa notare il sindacalista Sandro Malucchi (funzione pubblica della Cgil) – è la tendenza a ridurre i trasferimenti negli enti pubblici per le quote sanitarie e sociali nei servizi alla persona. Non è che esistano troppi Oss in giro, solo che non c’è più uno sbocco per tutti».

Fra il 2009 e il 2010, nel buio della crisi del distretto, decine e decine di lavoratori provenienti dal tessile riuscirono a vedere uno spiraglio di luce grazie ai progetti finanziati dalla Provincia che hanno coinvolto le agenzie formative (Fil in primis) per ricollocare tanti ex operai con i corsi di assistenza di base (livello precedente a quello di Oss).

Un piccolo esercito di nuovi lavoratori moltiplicatosi nel corso degli anni per i quali, evidentemente, ora non c’è più spazio.

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